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La Tribù senza tempo: è in Amazzonia e non conoscono lo scorrere del tempo

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Si trova in Amazzonia ed è chiamata la Tribù senza tempo. Non conoscono lo scandire del tempo e vivono di quotidianità. Per loro: Tempo = Sole. Ecco la loro vita.

In una società dove ogni cosa è scandita dallo scorrere inesorabile del tempo e dal passaggio fuggente di attimi preziosi, ognuno di noi ha imparato a fare i conti con il ticchettio dell’orologio che ci riporta con i piedi per terra, come a dover fare i conti con un tempo che mai torna in dietro.
Sempre di corsa e pronti a sfruttare l’ultimo minuto a disposizione per poter fare tutto e farlo in tempo.
Basta un solo misero secondo per mandare in tilt tutti i piani elaborati per far combaciare i mille impegni della giornata.

“Ultimo minuto”, “secondo”, “giornata”, ” in tempo”… Sono tutte parole che fanno parte di una collettività globale e, per questo, sempre in uso all’interno di un linguaggio antropologicamente universale.
Esiste però una tribù dell’ Amazzonia che non sa neppure cosa significhino.

Stiamo parlando della Tribù senza tempo la quale vive semplicemente immersa nel mondo che li circonda, libera dall’idea globale di movimento e di collocazione spaziale, libera da tutti quei termini che hanno lo scopo di ridurre a “tempo” un concetto di vita che per loro va ben oltre.

La Tribù senza tempo vive la sua vita come immersa in una bolla d’aria, in una porzione di mondo incontaminato dal corri corri generale e dalla globalizzazione.
Per loro il tempo non ha confini e non conosce spazio, l’unico elemento che “governa” lo scorrere della loro esistenza è IL SOLE e quanto avviene in funzione di esso.  Non esiste altro!

La tribù in questione è quella degli Amondawa, si tratta di una popolazione remota che popola una foresta altrettanto remota nello stato del Brasile, più precisamente in Rondônia.
Da sempre ha vissuto lontana dal resto del mondo, esiliati volontariamente tanto che i primi contatti con l’esterno, sono avvenuti solamente nel recente 1986.
Non hanno nessun tipo di “contaminazione” dal mondo circostante e per questo non possiedono una nozione di tempo, né concreta né astratta.

Vivono senza calendari e orologi,
Non festeggiano i compleanni,
Non conoscono cosa sia l’alternanza della stagioni ma si basano esclusivamente sulla posizione del sole nel cielo.

Nella loro tribù non si susseguono gli anni,
Non si diventa vecchi per la società e inetti per il mondo, ognuno ha il suo bagaglio di esperienze di vita ed è saggio sempre. Per loro si parla solamente di transizione ed è un momento di passaggio da una fase all’altra della vita. Questo cambiamento è semplicemente indicato da un cambio di nome e l’età corrisponde a uno status sociale diverso, il quale cambia all’interno della comunità di appartenenza.

Non esistono eventi temporali di alcun tipo.
Non concepiscono di dover mappare un evento, dando ad esso una misura concettuale che non sia il Sole.
Sono stati fatti molti studi sul loro modo di vivere, hanno provato ad insegnare a questa speciale tribù il concetto di “stagione secca” o stagione delle piogge” ma non ci sono riusciti.

Non si tratta di un problema cognitivo, più semplicemente è uno stile di vita naturalizzato nella cultura e diventato parte integrante del loro modo di vivere.
Per gli Amondawa il tempo esiste solamente in relazione dell’avvicendarsi degli eventi naturali, in funzione del cambiamento della natura e degli eventi solari; ma di per se: non è suddivisibile o riducibile a qualcosa di concreto.
Per loro non si può immaginare di porre un punto immaginario al di sopra di una linea astratta. Esso non esisterebbe! Dunque il tempo non esiste.

E come dargli torto? Non sono loro a sbagliare… Non si tratta di “mentalità arretrata” o “gente strana”.
Se ci pensiamo bene tutto questo ha senso. Siamo stati noi, con il susseguirsi della vita, a creare una distinzione frazionaria di quanto ci accadeva attorno.
Ci siamo imposti un modello globale improntato sul tempo che scorreva e sugli attimi da non perdere; un po’ come se fossimo delle trottole frenetiche impegnate in questo tram tram che è la vita.

Ma la storia ci insegna che, anche nelle vecchie società rurali che hanno contribuito alla formazione della civiltà umana, non esisteva il concetto di “tempo” come lo abbiamo adesso; eppure tutto funzionava ed andava avanti in una ciclicità perfetta.

Proviamo ad immaginare anche noi un modo libero da frenesia, lontano dal ticchettio dell’orologio, dallo scorrere inesorabile di attimi perduti.
Sarebbe un modo più libero ma soprattutto felice nella sua semplicità.

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