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Per aver fatto i parlamentari per un giorno percepiscono una pensione A VITA! Ecco chi sono

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Ebbene si, per qualcuno è bastato un solo giorno da parlamentare, se non poche ore per percepire il vitalizio. Un odioso privilegio che è uno schiaffo ai milioni di italiani che per ricevere una misera pensione minima devono versare venti anni di contributi, per una pensione decente addirittura quaranta….

Crediamo che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori delle istituzioni possa accettare l’idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant’anni, quando lì dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio, o addirittura un giorno, come in qualche caso.

È una distanza tra il Paese reale e questa istituzione che deve essere ridotta ed evitata. Non sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno – ce ne sono tre – e percepiscono migliaia di euro al mese di vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone rimaste in parlamento per sessantotto giorni, dimessisi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio.

I vitalizi per gli ex parlamentari sono stati tagliati nel 2018 dal governo, ma poi sono stati ripristinati dal Senato a giugno di quest’anno, e quindi gli ex parlamentari continuano a percepire il vitalizio, anche chi ha operato per un solo giorno, come i casi che vi descriveremo di seguito.

Ci sono tre casi particolari in cui per alcuni ex deputati ed ex senatori sono bastati pochi giorni o addirittura poche ore per percepire un vitalizio.

Un caso è quello di Piero Craveri. Fu eletto al Senato il 2 luglio del 1987, tra le fila dei Radicali. Solamente una settimana dopo erano arrivate la sue dimissioni, accettate il 9 luglio come si può leggere sulla pagina del Senato della decima legislatura. Fino al dicembre del 2018, quindi prima dell’entrata in vigore del taglio, ha percepito un vitalizio da 2.300 euro netti al mese, che ora molto probabilmente continua a percepire visto il ripristino dei vitalizi per gli ex parlamentari.

Ma non è di certo l’unico caso. Un altro riguarda Angelo Pezzana, anche lui eletto tra i Radicali. Fu deputato dal 6 febbraio al 14 febbraio 1979. E ha percepito un vitalizio da 2.200 euro lordi.
Il terzo caso è quello forse più clamoroso, anche se mosso da una motivazione particolare. Parliamo di Luca Boneschi, esponente anche lui del Partito Radicale. Fu eletto il 12 maggio del 1982 alla Camera e si dimise solamente un giorno dopo. Percependo, però, il vitalizio da 3.100 euro lordi al mese, 1.733 netti.

Le motivazioni di Boneschi erano legate al fatto che non voleva godere dell’immunità: era infatti stato querelato da un giudice per alcune sue dichiarazioni contro la decisione processuale sul caso di Giorgiana Masi, la studentessa uccisa durante una carica della polizia a Roma nel 1977.

 

 

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