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Aria condizionata in auto, non usarla sempre così: l’abitudine che fa consumare più carburante

Automobilista che regola il climatizzatore dell'auto in una giornata estiva mentre alcuni finestrini sono aperti per far uscire l'aria calda dall'abitacolo

Chi usa l’auto nelle giornate più calde può aumentare il consumo di carburante anche semplicemente facendo lavorare male il climatizzatore. Quando trovi l’abitacolo rovente, però, rinunciare all’aria condizionata non è la soluzione: conviene invece eliminare prima il calore accumulato e poi usare il sistema in modo più intelligente.

Ad agosto basta lasciare l’auto parcheggiata al sole per ritrovare un abitacolo rovente. La prima reazione è quasi sempre la stessa: sali, chiudi tutto e metti immediatamente aria condizionata e ventola al massimo. È comprensibile, ma proprio nei primi minuti il climatizzatore può trovarsi a dover affrontare il lavoro più pesante. E maggiore è lo sforzo richiesto al sistema, maggiore può essere l’energia necessaria.

Sulle auto con motore termico questa energia, direttamente o indirettamente, arriva dal carburante. L’ADAC stima che, a seconda dell’auto e delle condizioni di utilizzo, il climatizzatore possa incidere per circa 0,3-1,5 litri di carburante ogni 100 chilometri, anche se il valore reale cambia molto da vettura a vettura. Questo non significa che devi viaggiare soffrendo il caldo. Anzi, il punto è esattamente l’opposto: puoi avere un abitacolo fresco evitando di costringere il climatizzatore a lavorare inutilmente al massimo.

Ed è proprio nei primi minuti dopo essere salito in macchina che puoi fare la differenza.

L’errore che molti fanno appena entrano nell’auto rovente

Immagina di aver lasciato la macchina diverse ore sotto il sole. Quando apri la portiera, all’interno trovi aria molto più calda di quella esterna. Sedili, cruscotto, volante e plastiche hanno accumulato calore e continuano a restituirlo all’abitacolo.

Se in quel momento chiudi subito finestrini e portiere e chiedi al climatizzatore di portare rapidamente l’interno a una temperatura molto più bassa, gli stai affidando tutto il lavoro di raffreddamento. Ed è qui che molti sbagliano.

Prima di partire, quando è possibile farlo in sicurezza, può essere utile aprire per poco tempo porte e finestrini per lasciare uscire l’aria bollente accumulata. È una raccomandazione indicata anche dall’ADAC: arieggiare l’auto prima di attivare il climatizzatore permette di espellere una parte del calore e riduce il lavoro iniziale richiesto al sistema.

Non servono tempi lunghi. Lo scopo non è raffreddare l’auto con i finestrini, ma semplicemente far uscire la massa d’aria più calda.

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Dopo puoi accendere il climatizzatore e iniziare a raffreddare l’abitacolo. La differenza è semplice: il sistema non deve più partire dalle condizioni peggiori possibili.

C’è però un’altra abitudine molto diffusa. Una volta raggiunta una temperatura piacevole, alcuni continuano a tenere temperatura bassissima e ventilazione molto forte, pensando che così il climatizzatore sia più efficace. In realtà, una volta raggiunto il comfort, puoi normalmente ridurre la richiesta di raffreddamento e lasciare che il sistema mantenga la temperatura.

Ed è qui che entra in gioco anche quel pulsante con la freccia che gira dentro la sagoma dell’auto.

Ricircolo, temperatura e ventola: come usarli senza sprecare energia

Il climatizzatore non consuma sempre la stessa quantità di energia. Conta la temperatura esterna, quella presente nell’abitacolo, la tecnologia dell’auto, la velocità, il tempo di utilizzo e soprattutto quanto raffreddamento gli stai chiedendo. L’ADAC rileva infatti che il consumo aggiuntivo cambia sensibilmente in base al veicolo e alle condizioni.

Per questo non esiste una temperatura magica che garantisce lo stesso risultato su tutte le auto. Puoi però seguire alcune abitudini semplici. Prima di applicarle, ricorda che comfort e sicurezza vengono prima di qualche decilitro di carburante: guidare dentro un abitacolo eccessivamente caldo non è una buona strategia di risparmio.

Puoi quindi comportarti così:

  • fai uscire prima l’aria bollente se l’auto è rimasta a lungo sotto il sole;
  • accendi poi il climatizzatore e porta gradualmente l’abitacolo a una temperatura confortevole;
  • nelle prime fasi il ricircolo può aiutare il sistema a raffreddare aria già parzialmente raffreddata invece di continuare a prendere aria calda dall’esterno;
  • una volta raggiunto il comfort, evita di chiedere inutilmente raffreddamento massimo per tutto il viaggio;
  • se possiedi il climatizzatore automatico, puoi utilizzare la modalità AUTO secondo le indicazioni del costruttore, lasciando al sistema la gestione di ventola e flussi;
  • non dimenticare la manutenzione: se il climatizzatore raffredda poco, presenta anomalie o impiega molto più tempo del normale, conviene farlo controllare.

Anche il ricircolo, però, non va interpretato come un pulsante da tenere obbligatoriamente inserito per ore. In determinate condizioni è necessario favorire il ricambio dell’aria e soprattutto evitare che i vetri si appannino. È quindi l’insieme delle impostazioni, più che un singolo comando, a fare la differenza.

E rimane una domanda molto comune: se il climatizzatore aumenta i consumi, non sarebbe meglio spegnerlo e viaggiare semplicemente con i finestrini abbassati? Qui la risposta è meno scontata di quanto sembri.

Finestrini aperti o climatizzatore: non conta soltanto l’aria condizionata

A bassa velocità, aprire per qualche minuto i finestrini può essere un modo semplice per eliminare rapidamente il calore accumulato nell’abitacolo. Ma la situazione cambia quando aumenti la velocità.

Un finestrino aperto modifica infatti il modo in cui l’aria scorre intorno all’auto e aumenta la resistenza aerodinamica. Per mantenere la stessa velocità il motore può quindi essere chiamato a compiere più lavoro. Anche il RAC ricorda che sia il climatizzatore sia i finestrini aperti possono incidere sull’efficienza: il primo richiede energia, mentre i secondi aumentano la resistenza dell’aria.

Ecco perché l’idea “spengo sempre il clima e apro i finestrini, così risparmio” è troppo semplice.

La situazione cambia con velocità, auto, temperatura esterna e percorso. Nel traffico urbano e nei primi minuti dopo una sosta sotto il sole, aprire può essere molto utile per liberarsi dell’aria rovente. A velocità più elevate, invece, viaggiare a lungo con i finestrini completamente abbassati può diventare meno conveniente dal punto di vista aerodinamico.

C’è poi un particolare importante: il climatizzatore delle auto moderne è generalmente più efficiente rispetto ai vecchi sistemi, e il suo assorbimento non rimane necessariamente al massimo per tutto il viaggio. L’impatto maggiore può verificarsi proprio durante la fase iniziale, quando l’abitacolo è bollente e deve essere raffreddato rapidamente. L’ADAC segnala che nelle condizioni più gravose il consumo istantaneo legato alla fase di raffreddamento iniziale può essere sensibilmente superiore a quello che si avrà successivamente.

Perciò il modo più sensato di usare l’aria condizionata non è tenerla sempre spenta, ma evitare di farle affrontare inutilmente il lavoro più difficile. Fai uscire il caldo quando puoi, raffredda l’abitacolo, poi mantieni una temperatura confortevole senza esagerare.

Alla fine, il vero errore non è premere il pulsante A/C. È pensare che, una volta premuto, qualsiasi impostazione e qualsiasi modo di usarlo producano gli stessi consumi. È proprio questa piccola differenza che durante molti viaggi estivi può pesare sul carburante più di quanto immagini.

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