Quando vai in farmacia con la ricetta del medico, può capitare che ti venga chiesto di pagare qualche euro anche per un farmaco rimborsato dal Servizio sanitario nazionale. Succede spesso quando scegli il medicinale di marca invece dell’equivalente meno costoso. E c’è un dettaglio che molti scoprono solo davanti alla cassa.
Vai in farmacia, consegni la ricetta e pensi che sia tutto sistemato. Poi il farmacista prende la confezione, controlla il computer e ti dice: “C’è una differenza da pagare”. Magari sono due o tre euro. A volte qualcosa in più.
A quel punto viene spontaneo chiedersi: “Ma se il medico me l’ha prescritto, perché devo pagare?”
Il motivo è più semplice di quanto sembra. Per molti medicinali pagati dal Servizio sanitario nazionale, lo Stato rimborsa una certa somma. Se esiste un farmaco equivalente che costa meno e tu scegli invece una confezione più cara, la differenza può restare a tuo carico.
Non significa che il farmacista ti stia facendo pagare il medicinale due volte. E non significa nemmeno che il farmaco equivalente sia per forza un prodotto “più scarso”. Il punto è un altro ed è proprio qui che nasce molta confusione.
Perché il farmaco di marca può costare più dell’equivalente
Quando senti dire farmaco equivalente, probabilmente pensi subito al cosiddetto “generico”. È il medicinale che spesso trovi in farmacia con il nome del principio attivo scritto bene in evidenza sulla confezione.
Il farmaco di marca, invece, è quello che magari conosci da anni con il suo nome commerciale. Può essere quello che hai sempre comprato e che riconosci appena lo vedi.
La prima cosa importante da capire è questa: un farmaco equivalente non viene autorizzato perché costa meno. Deve contenere lo stesso principio attivo del medicinale di riferimento, nella stessa quantità, e deve rispettare precisi controlli.
In parole molto semplici, se il medico ti prescrive un certo principio attivo, possono esistere più confezioni prodotte da aziende diverse che servono per la stessa terapia.
Ed è qui che entra in gioco il prezzo.
Per alcuni medicinali esiste infatti un prezzo di riferimento, cioè la somma che il Servizio sanitario nazionale prende come base per il rimborso.
Facciamo un esempio facile.
Immagina che per quel medicinale il prezzo preso come riferimento sia 6 euro. In farmacia esiste una confezione equivalente che rientra in quella cifra. Ma tu preferisci il farmaco di marca che ne costa 9.
In quel caso può succedere che i 3 euro in più li debba mettere tu.
Ed è proprio questo particolare che tante persone non conoscono. Pensano che, avendo la ricetta, qualsiasi confezione debba essere gratuita o costare esattamente la stessa cifra. In realtà non sempre funziona così.
Ma la questione diventa ancora più interessante quando il farmacista ti propone una confezione diversa da quella che sei abituato a prendere.
Quando il farmacista può proporti un altro farmaco
Può capitare che tu arrivi in farmacia chiedendo il medicinale che hai sempre usato e il farmacista ti dica: “Guardi che c’è anche l’equivalente”.
Non è una cosa strana.
Quando esistono medicinali equivalenti e sulla ricetta non è stato indicato che quel farmaco non può essere sostituito, il farmacista può spiegarti che esiste un prodotto equivalente che costa meno.
A quel punto puoi trovarti davanti a una scelta molto semplice: prendere il prodotto che costa meno oppure chiedere quello di marca che conosci già.
Se scegli volontariamente quello più caro, potresti dover pagare la differenza.
La domanda che molti fanno è sempre la stessa: “Ma se costa meno, funziona davvero allo stesso modo?”
Il punto importante è che il farmaco equivalente deve avere lo stesso principio attivo, lo stesso dosaggio e deve dimostrare di funzionare in maniera equivalente al medicinale di riferimento.
Questo però non vuol dire che dentro le due confezioni ci sia ogni singola sostanza identica.
Possono cambiare, per esempio, alcuni eccipienti. Detto senza parole difficili, sono quelle sostanze che servono a dare forma, consistenza, sapore o altre caratteristiche alla compressa, alla capsula o allo sciroppo.
Per la maggior parte delle persone questo non crea problemi. Ma se sai di essere sensibile o intollerante a qualche sostanza, oppure il medico ti ha detto di prendere proprio una determinata confezione, non conviene cambiare da solo.
Ed è qui che molti fanno confusione tra prezzo e cura: risparmiare può essere utile, ma la terapia viene prima.
C’è poi un altro caso che crea ancora più dubbi. Succede quando hai un’esenzione e, nonostante questo, in farmacia ti chiedono comunque dei soldi.
Anche con l’esenzione potresti dover mettere mano al portafoglio
Questa situazione lascia spesso spiazzati.
Tu hai un’esenzione, vai in farmacia convinto di non dover pagare e invece ti chiedono una piccola somma.
La prima reazione può essere: “Allora a cosa serve l’esenzione?”
Il problema è che esenzione, ticket e differenza di prezzo non sono sempre la stessa cosa.
L’esenzione può evitarti determinate spese previste dal Servizio sanitario, ma se scegli un medicinale che costa più del prezzo preso come riferimento per il rimborso, quella parte in più può comunque restare a tuo carico.
In pratica puoi essere esente dal ticket e, allo stesso tempo, dover pagare la differenza tra due confezioni.
È un particolare che può sembrare da poco quando parliamo di due o tre euro. Ma cambia tutto se prendi quel medicinale ogni mese.
Tre euro al mese fanno 36 euro in un anno. Se i farmaci sono più di uno, la cifra può salire ancora.
Per questo, quando il farmacista ti comunica che c’è una somma da aggiungere, puoi tranquillamente chiedere:
“Esiste un equivalente senza questa differenza di prezzo?”
È una domanda normalissima.
Poi sarai tu a decidere, eventualmente insieme al farmacista o al medico, quale prodotto utilizzare.
Se invece il medico ha indicato chiaramente che per la tua situazione devi usare proprio quel determinato medicinale, non cambiare la cura solo per risparmiare qualche euro. La scelta del farmaco deve sempre venire prima del prezzo.
La cosa davvero utile è sapere perché stai pagando.
Molte persone escono dalla farmacia convinte di aver pagato un ticket. In realtà quei pochi euro potrebbero essere semplicemente la differenza tra il prezzo rimborsato dal Servizio sanitario nazionale e quello del medicinale scelto.
La prossima volta che succede, quindi, non serve discutere né pensare subito a un errore. Basta chiedere al farmacista cosa stai pagando e se esiste un equivalente con un prezzo più basso. A volte bastano pochi secondi per capire una spesa che, ripetuta durante tutto l’anno, può pesare molto più di quanto sembri.







