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Hai una pensione bassa e paghi l’affitto? C’è un altro sostegno INPS che molti over 67 non controllano

Pensionato over 67 con pensione bassa controlla contratto di affitto e documenti INPS

Se hai una pensione bassa, vivi in affitto e hai almeno 67 anni, nel 2026 potresti rientrare nell’Assegno di inclusione. Per alcuni nuclei anziani il sostegno può comprendere anche una quota legata al canone di locazione, fino a 1.950 euro all’anno. Ma non viene riconosciuta a tutti automaticamente.

Quando ogni mese una parte importante della pensione se ne va per pagare l’affitto, anche poche centinaia di euro possono fare la differenza. Eppure molti pensionati conoscono l’assegno sociale, la quattordicesima o la maggiorazione sociale, ma non collegano l’Assegno di inclusione alla propria situazione. Dal 2024 l’ADI ha sostituito anche la vecchia Pensione di cittadinanza e può riguardare nuclei nei quali è presente almeno una persona con 60 anni o più, oltre ad altre categorie previste dalla legge. Per i nuclei composti soltanto da persone con almeno 67 anni, oppure da over 67 insieme a familiari con disabilità grave o non autosufficienti, sono previste regole economiche particolari. E se vivi in una casa in affitto con contratto regolarmente registrato, può entrare in gioco anche una seconda componente. È proprio qui che molti pensionati non fanno il collegamento.

Il sostegno che può aggiungersi alla pensione bassa

L’Assegno di inclusione, spesso indicato semplicemente come ADI, non è riservato soltanto alle famiglie con figli o alle persone senza lavoro. Può interessare anche pensionati con redditi molto bassi, purché il nucleo familiare rispetti tutti i requisiti previsti.

Il meccanismo è abbastanza semplice da capire. L’ADI può essere formato da una quota A, che serve a integrare il reddito familiare, e da una quota B, prevista per chi vive in un’abitazione in locazione con un contratto registrato.

Per i nuclei formati esclusivamente da persone con almeno 67 anni, oppure da persone over 67 insieme a familiari tutti con disabilità grave o non autosufficienti, la soglia di riferimento della quota A può arrivare a 8.190 euro annui, moltiplicata per il relativo parametro della scala di equivalenza. L’ISEE deve comunque rispettare il limite previsto, che attualmente è fissato a 10.140 euro.

Ed è proprio l’affitto a rendere la situazione ancora più interessante. Per questi nuclei anziani, la quota collegata alla locazione può arrivare fino a 1.950 euro all’anno, cioè fino a circa 162,50 euro al mese, naturalmente senza superare il canone effettivamente dovuto.

Questo però non significa che un pensionato con un affitto riceva automaticamente 162 euro in più. L’importo effettivo dipende dalla situazione economica del nucleo e dai dati riportati nell’ISEE. Ed è qui che molti possono confondersi, perché il semplice importo della pensione mensile non basta a capire se il beneficio spetta davvero.

I requisiti da controllare prima di pensare che non ti spetti

Una pensione di 600, 700 o 800 euro al mese può sembrare immediatamente “bassa”, ma per l’INPS il calcolo non viene fatto guardando soltanto quanto ti arriva sul conto corrente. Viene considerata la situazione dell’intero nucleo familiare.

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Il primo dato da controllare è l’ISEE in corso di validità, che per l’ADI non deve superare 10.140 euro. Vengono poi verificati il reddito familiare, eventuali patrimoni immobiliari e mobiliari e gli altri requisiti previsti dalla normativa. Per chi vive in affitto, inoltre, il contratto deve risultare regolarmente registrato e la locazione deve risultare anche nella DSU utilizzata per l’ISEE.

C’è poi un particolare importante per gli anziani. Se il nucleo è composto soltanto da persone di almeno 67 anni, oppure da un over 67 con familiari tutti gravemente disabili o non autosufficienti, vengono applicate soglie specifiche più favorevoli rispetto a quelle ordinarie. Se il nucleo vive in affitto, la normativa prevede inoltre una soglia reddituale specifica che può arrivare a 10.140 euro, secondo quanto risulta dalla DSU.

Non devi però confondere questo aiuto con un normale bonus affitto comunale. La quota per la locazione fa parte dell’Assegno di inclusione e quindi può essere riconosciuta soltanto se hai diritto all’ADI.

È proprio questo il punto che spesso sfugge: potresti aver sempre pensato che l’Assegno di inclusione riguardasse soltanto persone senza reddito, mentre anche una pensione modesta può essere compatibile con la misura, se il reddito complessivo rimane entro i limiti. Ma per ricevere il sostegno non basta aspettare che l’INPS faccia tutto da solo.

Come verificare se puoi riceverlo nel 2026

L’Assegno di inclusione deve essere richiesto. Non arriva automaticamente solo perché hai più di 67 anni, una pensione bassa e paghi un affitto.

La domanda può essere presentata attraverso il portale INPS oppure con l’assistenza di un patronato o di un CAF per gli adempimenti previsti. Dopo l’esito positivo della domanda è necessario completare gli adempimenti richiesti, compresa la sottoscrizione del Patto di attivazione digitale, quando prevista dalla procedura. Il pagamento viene poi effettuato attraverso la Carta di inclusione.

Nel 2026 è cambiata anche una regola importante. Dopo i primi 18 mesi di ADI il beneficio può essere rinnovato per periodi ulteriori di 12 mesi. Da quest’anno non è più previsto il vecchio mese obbligatorio di sospensione tra un periodo e l’altro. La prima mensilità del rinnovo, però, viene corrisposta al 50% dell’importo spettante.

Se quindi hai più di 67 anni e ogni mese una buona parte della pensione viene assorbita dall’affitto, il controllo da fare non riguarda soltanto il cedolino della pensione. Devi mettere insieme ISEE, reddito familiare, contratto di locazione e composizione del nucleo.

È proprio dalla combinazione di questi dati che può emergere un diritto che non avevi considerato. E per alcuni pensionati la differenza non è trascurabile: alla parte destinata a integrare il reddito può aggiungersi anche la quota legata all’affitto, entro i limiti previsti. Non è quindi un bonus garantito a tutti gli over 67, ma un sostegno che vale la pena verificare quando pensione e redditi sono bassi e il canone di locazione pesa ogni mese sul bilancio familiare.

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