Nel 2026, se hai almeno 60 anni e non lavori, potresti ricevere un aiuto economico dall’INPS anche senza aver mai versato contributi. Si tratta dell’Assegno di inclusione, un sostegno destinato alle famiglie con pochi soldi. Non è una pensione e per ottenerlo devi rispettare alcuni requisiti.
Arrivare a 60 anni senza un lavoro e senza una pensione può diventare un problema. Le bollette continuano ad arrivare, la spesa costa sempre di più e trovare un’occupazione a questa età non è semplice. Se poi non hai mai lavorato con un contratto regolare, oppure hai versato pochissimi contributi, potresti pensare di non avere diritto a nessun aiuto.
Eppure, non è sempre così.
Esiste infatti un sostegno economico riconosciuto dall’INPS che non richiede di aver lavorato per un certo numero di anni. Si chiama Assegno di inclusione, conosciuto anche come ADI, ed è previsto anche per le famiglie in cui vive almeno una persona che ha compiuto 60 anni.
La cosa interessante è che puoi riceverlo anche se non hai mai versato contributi previdenziali. Questo, però, non significa che venga dato automaticamente a tutti.
Ci sono alcune condizioni da rispettare e, soprattutto, un dettaglio che riguarda i soldi presenti in famiglia. È proprio questo che può fare la differenza tra ottenere l’aiuto e vedersi respingere la domanda.
L’aiuto INPS che puoi ricevere anche senza aver mai lavorato
L’Assegno di inclusione è un aiuto economico pensato per le famiglie che attraversano un periodo di difficoltà. Non devi confonderlo con la pensione di vecchiaia, perché non dipende dagli anni di contributi versati.
Questo significa che, se hai trascorso la vita occupandoti della casa, hai perso il lavoro oppure non sei mai riuscito ad avere un’occupazione stabile, potresti comunque avere diritto a un sostegno.
C’è una condizione importante: nel tuo nucleo familiare deve esserci almeno una persona che abbia compiuto 60 anni, oppure un componente che rientri in altre categorie previste dalla legge, come i minorenni o le persone con disabilità.
Ma quanti soldi puoi ricevere?
L’importo cambia in base al reddito e alla composizione della famiglia. Per farti capire meglio, prendiamo il caso di una persona sola, di 62 anni, senza lavoro e senza altri redditi, che rispetta tutti i requisiti richiesti.
In questa situazione, l’aiuto può arrivare a circa 541 euro al mese per integrare il reddito.
E se questa persona vive in una casa in affitto, con un contratto regolarmente registrato, può essere riconosciuto anche un contributo per il canone. Nei casi previsti, l’importo complessivo può arrivare a 845 euro mensili.
Naturalmente sono esempi, non somme garantite a chiunque presenti domanda.
Per alcune famiglie gli importi possono essere diversi, perché l’INPS tiene conto anche degli altri componenti.
E c’è un’altra cosa da sapere: aver compiuto 60 anni non significa essere obbligato a cercare un nuovo lavoro per ricevere questo sostegno. Le persone di almeno 60 anni sono infatti escluse dagli obblighi di attivazione lavorativa, pur dovendo rispettare gli adempimenti previsti per la domanda e il nucleo familiare.
Fin qui sembra tutto abbastanza semplice. Il vero punto da controllare, però, è un altro: non basta non avere uno stipendio per risultare senza reddito agli occhi dell’INPS.
Quali requisiti devi avere per ottenere l’aiuto nel 2026
Prima di presentare domanda, devi controllare la situazione economica della tua famiglia. È qui che molte persone rischiano di fare confusione.
Per esempio, potresti avere 63 anni, essere disoccupato e non percepire nessuna pensione. Ma se vivi con il coniuge che lavora e guadagna abbastanza, potresti non rientrare nei limiti richiesti.
Questo succede perché l’INPS non guarda soltanto quanto guadagni tu. Controlla anche i redditi e i beni del nucleo familiare, secondo le regole previste per l’Assegno di inclusione.
Nel 2026, i principali requisiti economici sono i seguenti:
- ISEE non superiore a 10.140 euro. Per questa prestazione viene utilizzato l’ISEE previsto dalle regole del 2026.
- Reddito familiare basso. La soglia ordinaria parte da 6.500 euro annui, ma può aumentare in base alla composizione della famiglia. Per chi vive in affitto valgono regole specifiche.
- Risparmi e denaro in banca entro determinati limiti. Per una persona sola, il limite ordinario del patrimonio mobiliare è di 6.000 euro, con aumenti previsti in alcune situazioni familiari.
- Patrimonio immobiliare entro i limiti stabiliti. Vengono controllati anche gli eventuali altri immobili posseduti, mentre per la casa in cui vivi sono previste regole particolari.
- Requisiti di cittadinanza e residenza. In generale, devi risiedere in Italia da almeno cinque anni, di cui gli ultimi due continuativi, e avere un titolo di soggiorno ammesso dalla normativa.
Attenzione, quindi, a non confondere ISEE e reddito familiare. Sono due cose diverse e devono essere verificati entrambi.
C’è poi una novità importante introdotta nel 2026.
Le nuove regole sul calcolo dell’ISEE per alcune prestazioni sociali sono diventate più favorevoli per determinate famiglie, soprattutto per quelle con figli e per chi possiede la casa in cui abita.
Questo significa che chi in passato superava alcuni limiti potrebbe trovarsi oggi in una situazione diversa. Non è automatico, ma vale la pena verificare.
E se hai già controllato i requisiti e pensi di poter ricevere l’aiuto, rimane una domanda fondamentale: come si presenta la richiesta e quanto tempo bisogna aspettare per ricevere i soldi?
Come chiedere l’Assegno di inclusione e quando arrivano i soldi
Se hai almeno 60 anni, non lavori e pensi di rispettare i requisiti, puoi presentare domanda per l’Assegno di inclusione direttamente all’INPS.
Puoi farlo attraverso il sito ufficiale dell’Istituto, utilizzando le tue credenziali digitali, oppure rivolgerti a un patronato o a un CAF abilitato.
Prima, però, è importante avere un ISEE aggiornato e valido. Se non lo hai, puoi richiederlo presso un CAF. In questo modo potrai capire se la tua famiglia rientra nei limiti economici previsti.
Una volta inviata la domanda, l’INPS deve controllare i requisiti.
C’è anche un passaggio che non devi dimenticare. Devi completare la procedura prevista sulla piattaforma SIISL, firmando il cosiddetto Patto di attivazione digitale del nucleo familiare.
Può sembrare complicato, ma si tratta di un adempimento necessario per far partire il beneficio. Se hai difficoltà a utilizzare il computer, puoi chiedere assistenza.
Dopo l’accoglimento della domanda e il completamento degli adempimenti richiesti, i soldi vengono caricati sulla Carta di inclusione, una carta di pagamento utilizzabile secondo le regole stabilite per questo sostegno.
Il primo pagamento, in genere, arriva intorno alla metà del mese previsto dal calendario INPS. Le successive ricariche avvengono normalmente verso la fine del mese.
E quanto dura?
L’Assegno di inclusione può essere riconosciuto per 18 mesi iniziali. Se continui ad avere tutti i requisiti, puoi chiedere il rinnovo per altri 12 mesi.
Dal 2026 è stata eliminata la pausa obbligatoria di un mese tra un periodo e l’altro. Attenzione, però: la prima mensilità del rinnovo viene pagata al 50% dell’importo spettante.
Un ultimo dettaglio merita attenzione.
Se hai più di 60 anni e non hai mai lavorato, non devi pensare che l’assenza di contributi ti escluda automaticamente da qualsiasi aiuto pubblico.
L’Assegno di inclusione dimostra che esistono sostegni basati soprattutto sulla situazione economica della famiglia, e non sulla carriera lavorativa.
Naturalmente, non tutti possono riceverlo. Ma se vivi con pochi soldi e non hai uno stipendio o una pensione, controllare i requisiti potrebbe farti conoscere un aiuto economico al quale non avevi mai pensato.
