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Francia, Spagna, Portogallo e Grecia dicono NO al Mes. E l’Italia?

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L’Europa meridionale chiude le porte al Meccanismo europeo di stabilità (Mes), anche nella versione light che prevede una nuova linea di credito (a parole) alleggerita e senza condizioni approvata dal più recente Consiglio europeo.
Spagna, Portogallo e Grecia dicono ‘no’ al Mes. Almeno per ora, i tre governi sono dell’idea che non è per loro necessario ricorrere ora alla nuova linea di credito messa a punto dal Fondo Salva-Stati per affrontare l’emergenza sanitaria del Covid-19.

A questi si aggiunge la Francia, lo ha chiarito il ministro francese dell’Economia Bruno Le Maire in un briefing con la stampa alla vigilia della riunione dei board dei governatori dell’Eurogruppo che finalizzerà il pacchetto di 540 miliardi di aiuti europei.
La Francia può finanziarsi con rendimenti negativi sui titoli decennali e non ha motivo di ricorrere al fondo salva-Stati.

Per quanto riguarda la Grecia l’esecutivo ellenico ha spiegato di non essere interessato al Mes, con il quale ha già in corso un rapporto destinato a durare fino al 2070, e non vuole quindi addossarsi altri oneri, nonostante Atene sarà il Paese che subirà il contraccolpo economico più forte per il Covid, con un crollo del Pil del 9,7% nel 2020. La Grecia ha già sperimentato sulla sua pelle i memorandum d’aggiustamento strutturale legati al Mes.

Nei giorni scorsi anche la Spagna ha fatto sapere che al momento non intende rivolgersi al Mes. “Finora non abbiamo nessun problema di accesso ai mercati finanziari”, ha detto il ministro dell’Economia Nadia Calvino.
Mentre il Portogallo ha escluso la possibilità di ricorrere al Mes in quanto questo strumento è destinato ai Paesi che incontrano difficoltà finanziarie sui mercati. Ma in questo momento il Portogallo non ha questo tipo di problemi.

Questi sono i Paesi che in passato hanno sperimentato con maggior durezza i memorandum europei, l’austerità e la crisi, e non sono disposti a aprire un nuovo fronte con un ricorso al Mes che presenta numerose incognite circa le reali condizionalità e la reale utilità nella risposta alla crisi. Questo già dovrebbe essere un monito per l’Italia da parte di governi che hanno già sperimentato sulla propria pelle questo strumento.

Ma non solo, in qualsiasi momento la Commissione e il Consiglio potrebbero far scattare la clausola del regolamento volta a un inasprimento delle condizonalità sul Paese debitore, trasformandolo da un Mes light ad un vero e proprio Mes a pieno regime.
Un allarme per chi, come l’Italia sta cercando ancora di capire quale sia la strada da percorrere. L’opposizione di Grecia, Portogallo e Spagna, Paesi che il Mes lo conoscono nel concreto, dovrebbe far riflettere molti in Italia.

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