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Come l’INPS si “prende” i soldi di chi versa meno di 20 anni di contributi

Se hai versato meno di 20 anni di contributi previdenziali all’INPS non hai diritto ad alcun trattamento pensionistico, e i soldi versati potrebbero andare persi. Questi vengono definiti contributi silenti, ossia quelli versati e mai utilizzati ai fini della pensione.

Cartello INPS
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I contributi dovrebbero essere soldi messi da parte per quando si raggiunge l’anzianità, a qualsiasi somma ammontano andrebbero restituiti, ma in Italia non funziona così. Nel nostro Paese vige una strana regola per la quale, se non versi all’INPS un minimo di 20 anni di contributi, necessari per il raggiungimento della pensione minima, non avrai diritto ad alcun trattamento pensionistico. E che fine fanno quei soldi? Mistero!

In un Paese definito “Normale”, un lavoratore dovrebbe avere l’opportunità di utilizzare il denaro versato al raggiungimento dell’età pensionabile, indipendentemente dall’ammontare totale dei versamenti. Il Canada, gli USA e tanti altri paesi europei adottano semplicemente questo sistema: quanto versi tanto ti restituisco. I miei parenti sono emigrati in Canada anni fa, alcuni hanno lavorato lì per soli due anni, oggi percepiscono 20€ di pensione canadese insieme alla pensione di anzianità dell’INPS. Il Canada restituisce loro quanto versato in rate mensili, come dovrebbe essere in un paese normale.

L’Italia invece è unica nel suo genere, se non lavori per almeno 20 anni potresti perdere tutti i soldi versati, senza sapere che fine fanno. Una assurdità in piena regola e a rimetterci purtroppo sono molti lavoratori che si trovano in questa situazione. I lavoratori che non hanno un totale di contributi versati pari ad almeno 20 anni sono costretti a passare la vecchiaia nella povertà. Ma non tutti.

Quando i versamenti diventano contributi silenti

Non arrivare alla soglia dei 20 anni di contributi versati è uno dei principali motivi di frustrazione per molti lavoratori. E’ un primo traguardo che tutti vorrebbero oltrepassare, perché in caso contrario si prevedono tempi duri. La pensione di vecchiaia a 67 anni prevede che il richiedente deve avere almeno 20 anni di contribuzione, ma non per tutti. Facciamo un esempio.

Marco è attualmente disoccupato e ha un totale di 19 anni di contributi, quindi, a meno che non lavori per almeno un altro anno, non avrebbe accesso a nessuna misura previdenziale al raggiungimento dei 67 anni di età. Tutto il versato resterebbe nelle mani dell’INPS, e inutilizzato, sotto forma di contributi silenti. Un vero affare per l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale.

Marco, per non perdere i soldi ha diverse soluzioni:

  1. riscattare volontariamente gli anni mancanti, versando di tasca propria tanto quanto manca per accedere alla pensione.
  2. chiedere un prestito in Banca appunto per riscattare gli anni mancanti, restituendo il denaro tramite la cessione del quinto della pensione che percepirà.
  3. chiedere la ricongiunzione con altri contributi se ha lavorato per altre casse private.
  4. l’ultima strada è quella di chiedere l’assegno sociale, un trattamento assistenziale per coloro che hanno raggiunto i 67 anni di età e vivono in una situazione di disagio economico.

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