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Che fine farà il Reddito di Cittadinanza con Draghi premier

Con l’eventualità di un Mario Draghi premier sono molto i fruitori del Reddito di cittadinanza preoccupati per la perdita del sussidio. Molti si chiedono cosa ne sarà della legge fortemente voluta dal M5S e se questa continuerà ad essere in vigore. Per prevedere le mosse future bisogna capire cosa ne pensa Mario Draghi del Reddito di cittadinanza e dei sussidi in generale, ma soprattutto da quali partiti sarà formata la nuova maggioranza.

Mario Draghi Reddito di Cittadinanza
Mario Draghi e Luigi Di Maio

Molti fruitori temono una abolizione del Reddito di Cittadinanza da parte di un eventuale esecutivo con a capo Mario Draghi, spaventati anche dalla recente Richiesta di Matteo Renzi di una revisione totale della misura. Richiesta che non è stata accolta dal Movimento 5 stelle durante le ultime consultazioni e che, tra le tante, ha portato ad una rottura definitiva tra i due partiti.

Rottura che ha costretto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a chiamare in causa Mario Draghi per la formazione di un nuovo esecutivo. Se le consultazioni avranno esito positivo, e l’ex presidente della BCE si insedierà a Palazzo Chigi, cosa ne sarà del Reddito di Cittadinanza?

Come accennato in precedenza, per prevedere quale sarà la fine del Reddito di cittadinanza sono fondamentali due informazioni:

  • quali saranno i partiti che appoggeranno un eventuale esecutivo Draghi;
  • cosa ne pensa l’ex presidente della BCE sui sussidi.

Dipenderà tutto dalla nuova maggioranza

Il nuovo esecutivo potrebbe di sicuro valutare se continuare o meno ad erogare il sussidio in base ai risultati ottenuti, sia a livello economico che sociale e lavorativo. Molto però dipenderà dai partiti che appoggeranno l’esecutivo.
Se ad esempio verrà appoggiato dal M5S, sarà molto difficile per il neo premier abolire o riformare la legge in quanto i grillini hanno una bella fetta di seggi in Parlamento.

Ma dalle recenti dichiarazioni il Movimento non appoggerà un esecutivo tecnico e molto probabilmente andrà all’opposizione. Se la maggioranza dovesse essere formata da una buona fetta di partiti di destra, allora in tal caso questo sussidio potrebbe davvero essere messo in discussione. La destra non ama il Reddito di cittadinanza, perlomeno per come è stato strutturato, e questa non è una novità.

Come la pensa Mario Draghi sul Reddito di Cittadinanza

Un altro aspetto di fondamentale importanza è il pensiero di Draghi per quanto riguarda i sussidi di vario genere. Analizzando le sue dichiarazioni recenti, però, possiamo farci un’idea di qual è il suo pensiero rispetto al Reddito di Cittadinanza.

Nel corso del Meeting 2020 – Special Edition che si è tenuto a Rimini, il neo incaricato per la presidenza del Consiglio ha dichiarato:
I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire. Ai giovani bisogna però dare di più perché i sussidi finiranno e se non si è fatto niente resterà la mancanza di una qualificazione professionale che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri”.

Analizzando la sua dichiarazione viene fuori che Draghi non è affatto contrario ai sussidi. Riconosce l’importanza di questi in quanto sono necessari per “sopravvivere e ripartire” ma ammonisce i governi che oltre al sussidio non garantiscono un futuro lavorativo. Insomma dopo il sussidio ci deve essere un lavoro, come previsto dalla fase 2 del RDC che non ha funzionato a dovere.

Stando a quanto dichiarato, il papabile premier non opterebbe per l’abolizione del reddito. Sicuramente sarebbe favorevole una modifica strutturale specie per quanto concerne la Fase 2 che riguarda l’inserimento del mondo del lavoro. Lo potrebbe fare ad esempio stanziando risorse economiche provenienti dal Recovery Fund.

Un altro motivo per il quale l’ipotesi che Draghi possa abolire il Reddito di cittadinanza appare azzardata è che non avrà bisogno di risparmiare su questo sussidio per approvare le riforme. Con il Recovery Fund unito al MES avrà tutti i fondi necessari a disposizione per far ripartire il Paese senza togliere il piatto in tavola alla povera gente.

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