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Via libera all’aumento delle pensioni in base all’età

In questo articolo vediamo gli importi delle pensioni minime, in quali casi scatta l’aumento, ovvero quando si ha diritto ad una maggiorazione da parte dell’INPS, a quanto ammonta e come ottenerla.

Pensioni minime aumenti e maggiorazioni INPS
Pensioni minime aumenti e maggiorazioni INPS

La pensione minima è l’assegno previdenziale che si può ottenere raggiungendo la soglia minima di 20 anni di contributi. Alla pensione minima, calcolata in base ai contributi, va aggiunta una integrazione da parte dello Stato a chi percepisce un assegno troppo basso. L’integrazione mira a raggiungere una soglia minima stabilita per legge (la quale dovrebbe garantire un minimo di vivibilità) la quale varia di anno in anno in base ad alcuni calcoli a livello economico e finanziario.

L’importo delle pensioni minime è pari a 515,58 euro erogate per 13 mesi. Questo sta a significare che se un pensionato, in base al calcolo contributivo, percepisce un assegno previdenziale INPS inferiore a tale soglia, l’importo della pensione può essere aumentato (per legge) fino a 515,58 euro. Vediamo in quali casi può essere richiesta l’integrazione sulla pensione minima.

Chi ha diritto all’integrazione sulla pensione minima

Bisogna considerare però che l’erogazione della maggiorazione che permette di raggiungere la soglia prevista, non è automatica. Per ottenere l’aumento bisogna presentare domanda all’o sportello fisico dell’INPS o tramite un patronato o CAF abilitato. Bisogna inoltre essere in possesso di determinati requisiti. Per ottenere l’integrazione completa che permette di raggiungere la soglia di pensione minima stabilita per legge bisogna:

  • essere un pensionato non sposato con reddito ISEE non superiore a 6702 euro;
  • nel caso di pensionati sposati,  la somma del proprio reddito e di quello del coniuge non deve superare i 20107 euro, mentre quello personale (di chi richiede l’integrazione) non deve superare i 7702 euro.

In altri casi è possibile richiedere una integrazione parziale sulla pensione minima, ovvero un aumento dell’assegno pensionistico che però non permette di raggiungere la soglia di 515,58 euro al mese. Possono richiedere l’integrazione parziale sulla pensione:

  • i pensionati non sposati con reddito ISEE compreso tra 7702 euro e 13405 euro:
  • i pensionati sposati con reddito complessivo (somma tra reddito proprio e quello del coniuge) compreso tra 20107 euro e 26810 euro, mentre quello personale (di chi richiede l’integrazione) non deve superare i 13405 euro.

In quali casi la pensione minima non può essere aumentata

In questi casi non sarà possibile richiedere né l’integrazione completa né quella parziale sulla pensione minima:

  • i pensionati non sposati con reddito superiore a 13405 euro;
  • i pensionati sposati con reddito complessivo (personale più coniuge) superiore a 26810 euro oppure con reddito personale superiore a 13405 euro.

Quando scattano le maggiorazioni

Oltre all’integrazione sulla pensione minima scattano delle ulteriori maggiorazioni al raggiungimento di alcuni requisiti di carattere anagrafico. La legge riconosce un ulteriore piccolo aumento sulle pensioni minime di:

  • 25,83 euro al mese fino ai 64 anni di età;
  • 82,64 euro mensili per coloro che hanno un’età compresa tra i 65 e i 69 anni;
  • 136,44 euro al mese dai 70 anni di età in poi.

Ecco rivelati gli importi delle pensioni minime relative all’anno 2021 con i relativi aumenti e maggiorazioni.

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