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Paolo Maddalena: se non stampiamo subito moneta svenderemo l’Italia

Paolo Maddalena stampare moneta

Il professor Paolo Maddalena è Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”, in un pezzo scritto sul sito di tale associazione riguardante il Decreto Rilancio recentemente approvato, fa delle considerazioni di cui bisogna prendere atto.

Inizia con lo specificare l’entità della manovra:
Si tratta di 55 miliardi (una somma che rappresenta almeno due manovre finanziarie nomali), emessi a deficit, a favore di tutte le categorie colpite e soprattutto per aiutare le imprese nella loro ripresa economica. – In questo quadro appare più tosto evidente che lo sforzo prodotto dall’Italia, aumentando il proprio deficit, con ogni probabilità sarà insufficiente per raggiungere i fini proposti“.

Sottolinea il diverso trattamento ricevuto dall’Italia in UE riguardo gli aiuti per la pandemia di coronavirus, nonostante sia stato uno dei paesi maggiormente colpiti:
“L’Unione europea ha concesso, in data 12 maggio, una deroga al diniego degli aiuti di Stato, previsti dai trattati, per aiutare imprese e banche, con somme parametrate alla situazione di bilancio dei singoli Stati, per cui, mentre la Germania potrà indebitarsi per 1000 miliardi, l’Italia non potrà indebitarsi oltre i 300 miliardi. – In questa situazione appare evidente che l’Italia è stata messa all’angolo e che sarà molto difficile per noi uscire indenni da questa impasse economico”.

Poi fa riferimento al MES e al Recovery Fund, misure messe in campo dall’UE per l’emergenza economica e sanitaria derivata dalla pandemia, considerate dal professore delle vere e proprie trappole in  cui non bisogna cadere:
Per la concessione del  Recovery Fund si profilano limiti importanti, e cioè la garanzia degli Stati, e ulteriori forme di controllo da parte della Commissione“.

Per quanto riguarda il MES dichiara: “È importante la notizia che Spagna, Grecia e Portogallo, affermano di avere una buona posizione nei riguardi dei mercati, e che non faranno riferimento al Mes.- Sarebbe suicida per noi attingere al Mes e anche al Recovery Fund, che costituirebbero altri nodi scorsoi stretti al collo, peggiorando così la nostra situazione, ed appare evidente che l’unico rimedio che abbiamo è quello, reso necessario dalla situazione in cui ci troviamo, di stampare moneta“.

Questi strumenti messi in campo ci costringeranno a “svendere i gioielli di famiglia” secondo Maddalena:
“Se si pensa che tutto il nostro enorme deficit deve essere garantito dallo Stato, è evidente che le nostre garanzie si riducono all’intero territorio italiano con tutte le fonti di produzione di ricchezza che esso contiene”.

Secondo Maddalena quindi l’unica soluzione per salvarci da questo disastro economico sarebbe quella di stampare moneta, soluzione tra l’altro prevista dalla nostra costituzione, e di nazionalizzare i servizi pubblici essenziali per la popolazione:
Quello che stupisce è che in Europa impazza il pensiero neoliberista e non c’è nessun paese che pensi a stampare moneta“. Secondo il professore i Paesi del Nord (Germania, Olanda, Austria e altri) “concepiscono l’economia liberista un sistema che li avvantaggia ai danni dei Paesi più deboli“. Per questo per loso il fatto di stampare moneta di Stato parallela non è visto di buon occhio.

Conclude infine:
La nostra salvezza, oggi più che mai, è affidata ai principi della nostra Costituzione, la quale, all’articolo 11, sancisce che l’Italia: “consente a limitazioni di sovranità”, “in condizioni di parità con gli altri Stati”, al fine di ottenere un ordinamento “che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni”, e non per far prevalere gli interessi di altri Stati, nonché l’articolo 117, comma 1, lettera e), che attribuisce alla legislazione esclusiva dello Stato la tutela della moneta e del risparmio.

Dunque, non ci resta altra strada se non quella di immettere moneta a corso legale nel nostro territorio (fatto che, nella situazione in cui ci troviamo, non può ritenersi vietato dai Trattati) e provvedere nel modo più ampio possibile alle nazionalizzazioni dei servizi pubblici essenziali, delle fonti di energia e delle situazioni di monopolio, come prevede l’articolo 43 della Costituzione“.

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