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Partono i controlli del fisco sui prelievi al bancomat: chi rischia di più

Già dal 2020 l’Agenzia delle Entrate si sta adoperando nel fare verifiche per quanto riguarda i prelievi anomali di denaro contante presso gli sportelli automatici bancomat.

Banconote euro erogate dallo sportello automatico Bancomat
Banconote euro erogate dallo sportello automatico Bancomat

Sotto la lente di ingrandimento dell’Agenzia delle Entrate finiscono anche gli sportelli Bancomat, in quanto lo sportello automatico è lo strumento più utilizzato dagli italiani per il prelievo di denaro contante. Tramite gli sportelli Bancomat il fisco mira a ricavare preziose informazioni di tipo fiscale per stanare gli evasori.
Il primo parametro che viene controllato riguarda l’importo di denaro contante prelevato su base mensile da ogni contribuente e la quantità di operazioni effettuate sul conto corrente.

In genere allertano il fisco anche i conti corrente dove ci sono pochissimi movimenti, sia per quanto riguarda il prelievo di contanti sia per quanto concerne il pagamento di bollette, beni e servizi. Infatti per il fisco, un contribuente che possiede un solo conto corrente di una certa portata, che non utilizza quasi mai, nemmeno per pagare spese legate alla sopravvivenza, è molto probabile che utilizzi del denaro contante in nero.

Ma quali sono i prelievi al bancomat che fanno scattare i controlli del fisco? Vediamoli di seguito.

I prelievi allo sportello Bancomat che fanno scattare i controlli del fisco

Il fisco presta particolare attenzione ai prelievi in contanti da parte dei contribuenti che possiedono una attività commerciale. Il motivo risiede nel fatto che c’è una buona probabilità che il commerciante, o la partita Iva, che preleva spesso significative somme di denaro in contanti, utilizzi tale denaro per il pagamento in nero di dipendenti.

Infatti per i commercianti  il prelievo di contanti al bancomat è sempre sotto la lente d’ingrandimento del Fisco quando si supera la soglia dei 1000 euro giornalieri e dei 5mila mensili. Inoltre il contribuente deve sempre fornire giustificazione circa l’utilizzo del denaro, fornendo indicazione della spesa effettuata in contabilità.

D’altra parte un commerciante cosa deve farsene di tutto questo denaro in contanti quando si possono effettuare pagamenti con carta di credito praticamente ovunque?

La stessa cosa vale anche per i lavoratori dipendenti, sistematici e consistenti prelievi di denaro contante potrebbero far scattare i controlli anche nei confronti di un contribuente che non possiede alcuna attività commerciale o partita Iva.
In tutti i casi, i prelievi superiori a 10mila euro al mese, frazionati in più operazioni, fanno scattare l’allarme per il rischio di riciclaggio di denaro sporco, e la banca è tenuta a segnalare il contribuente all’Unità di informazione finanziaria (Uif). Insomma una brutta gatta da pelare.

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