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I comuni in difficoltà non utilizzano i percettori del reddito di cittadinanza. Il paradosso

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Il decreto del ministero del Lavoro entrato in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’8 gennaio 2020 prevede l’obbligo di dedicare almeno 8 ore settimanali ai progetti utili alla collettività nel comune di residenza. La legge c’è, e i comuni, per legge, possono beneficiare di queste risorse umane per servizi utili alla comunità (PUC).

I percettori di tale sussidio fino a gennaio scorso non avevano nessun obbligo, se non quello etico e morale, per rendersi utili alla comunità. Molti infatti si erano già resi disponibili di propria spontanea volontà per ripulire spiagge e strade. Molti sono stati gli esempi in tutta Italia di onestà e nobiltà d’animo.
Da gennaio però, quello che queste persone hanno fatto volontariamente sin dall’ inizio è diventato obbligatorio per tutti i percettori del reddito di cittadinanza.

Detto ciò i comuni hanno il DOVERE di utilizzarli al meglio dando a ciascuno di loro mansioni  che si inquadrano all’ interno dei “progetti utili alla collettività (PUC)“.  I beneficiari del reddito di cittadinanza potranno ad esempio fare piccola manutenzione; pulire giardini; togliere graffiti dagli edifici pubblici; aiutare anziani nelle mansioni quotidiane; essere  impiegati come sostegno nell’organizzazione di manifestazioni pubbliche; nel controllo e cura delle biblioteche comunali.

Inoltre possono essere utilizati nell’ accompagnamento agli scuolabus degli studenti; nella consegna della spesa in aiuto delle persone anziane; nell’ organizzazione di mostre ed eventi in ambito culturale; nell’ attività di supporto nella raccolta dei rifiuti e promozione e informazione in ambito di raccolta differenziata; nella gestione del servizio di doposcuola in ambito formativo e scolastico; nella manutenzione del verde pubblico, con particolare riguardo ai parchi giochi per bambini  etc.

La mancata risposta alla chiamata comunale o la mancata accettazione delle condizioni stabilite dal decreto comporta la perdita del reddito di cittadinanza.

Il paradosso è che sono davvero pochi i comuni che stanno attualmente utilizzando queste risorse messe a disposizione e pagate dallo stato.
Come specificato dal Codacons, nella fase più acuta della pandemia “I Comuni hanno manifestato tutta la loro difficoltà nel reperire dei volontari in grado di aiutare, in condizioni di massima sicurezza e competenza, quella fascia di popolazione più debole, anche con riferimento a prestazioni, come la consegna di farmaci o la spesa, che potrebbero essere erogati a domicilio“.

Come mai sono davvero pochi i comuni che hanno pensato di utilizzarli?
Secondo il Codancons ci sono “percettori di Reddito di cittadinanza che, se selezionati a partire dalle competenze dichiarate nel Patto per il lavoro da loro sottoscritto, potrebbero essere una preziosa risorsa e fonte di aiuto in un momento così tragico della storia del nostro Paese“.

Perchè molti sindaci non utilizzano i percettori di Rdc nel proprio comune? Sarà forse una questione politica? Molte di queste persone vengono additate dall’opinione pubblica come nullafacenti, ma in realtà la legge per renderli utili alla comunità c’è, ma non viene applicata dai primi cittadini stessi.

Sarebbe cosa buona e giuste viste le tante tessere gialle che si vedono nei vari supermercati e altrove, dare un senso compiuto e operoso che spesso discrimina chi lo ha percepito seppur essendo egli stesso un diritto per legge dello Stato.
Sarebbe un passo avanti contro ogni discriminante assistenzialistica, facendo l’utile ed il dilettevole con operosità sociale che abbia un senso ed una condizione di pubblica utilità. Basterebbe un avviso comunale il quale convochi i cittadini residenti per essere censiti e poi procedere per l’impiego nei lavori pubblica utilità.

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