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Badante e 730/2026: le due agevolazioni fiscali che molte famiglie non utilizzano

Donna anziana assistita a casa da una badante mentre un familiare controlla ricevute e documenti per il modello 730/2026.

Chi ha assunto una badante o paga l’assistenza per una persona non autosufficiente può ottenere due diversi vantaggi nel 730/2026. Le agevolazioni riguardano le somme effettivamente versate nel 2025: una riduce il reddito tassabile, mentre l’altra permette di recuperare il 19% di una parte della spesa.

Pagare una badante può pesare molto sul bilancio di una famiglia. Tra stipendio, contributi INPS, tredicesima, ferie e trattamento di fine rapporto, il costo annuale può diventare importante. Eppure, quando arriva il momento di preparare il 730/2026, molte persone consegnano soltanto le ricevute delle visite mediche e dei farmaci, dimenticando proprio le spese sostenute per l’assistenza.

Le agevolazioni che devi conoscere sono due e possono, in alcuni casi, essere utilizzate insieme. La prima riguarda i contributi previdenziali pagati dal datore di lavoro domestico. La seconda interessa invece il compenso versato alla badante quando assiste una persona non autosufficiente.

Non sono però la stessa cosa. Una è una deduzione dal reddito, l’altra è una detrazione dall’Irpef. Sembra una differenza soltanto tecnica, ma cambia completamente il calcolo del beneficio. Ed è proprio qui che molte famiglie commettono il primo errore.

La deduzione dei contributi INPS versati per la badante

Se hai assunto regolarmente una badante e versi i contributi all’INPS, puoi portare in deduzione la parte rimasta realmente a tuo carico. Nel 730/2026 puoi indicare fino a 1.549,37 euro di contributi obbligatori versati durante il 2025.

La deduzione non significa che riceverai indietro 1.549,37 euro. Significa che questa somma viene sottratta dal tuo reddito complessivo, riducendo la parte sulla quale viene calcolata l’Irpef. Il risparmio effettivo cambia quindi in base al tuo reddito e all’aliquota fiscale applicata.

Facciamo un esempio semplice. Se puoi dedurre 1.000 euro e la parte interessata del tuo reddito viene tassata al 23%, il risparmio Irpef può avvicinarsi a 230 euro, senza considerare il possibile effetto sulle addizionali. Il vantaggio può essere diverso da persona a persona, ed è questo il dettaglio che spesso crea confusione.

Devi inoltre ricordare che non puoi dedurre l’intero importo versato con i contributi. Puoi utilizzare soltanto la quota a carico del datore di lavoro, escludendo quella trattenuta alla lavoratrice.

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Questa agevolazione non richiede che la persona assistita sia dichiarata non autosufficiente. Riguarda infatti i contributi obbligatori versati per gli addetti ai servizi domestici e familiari, tra cui badanti, colf e assistenti delle persone anziane.

Nel modello ordinario la somma viene indicata nel rigo E23. Prima di consegnare i documenti al CAF, però, bisogna controllare quali contributi sono stati realmente pagati nell’anno. Il secondo beneficio segue regole molto più severe.

La detrazione del 19% per l’assistenza alla persona non autosufficiente

Oltre alla deduzione dei contributi, puoi ottenere una detrazione Irpef del 19% sulle spese pagate per l’addetto all’assistenza personale. In questo caso il limite massimo sul quale calcolare la detrazione è di 2.100 euro all’anno.

Il recupero massimo teorico è quindi di 399 euro, pari al 19% di 2.100 euro. Per riceverlo devi però avere un reddito complessivo non superiore a 40.000 euro e un’Irpef sufficiente da ridurre. Non si tratta quindi di un rimborso automatico versato a chiunque sostenga il costo di una badante.

La condizione decisiva riguarda la persona assistita. La semplice età avanzata non basta. La non autosufficienza deve derivare da una patologia ed essere attestata da una certificazione medica.

In particolare, la persona deve aver bisogno di sorveglianza continua oppure non riuscire a svolgere autonomamente almeno una normale attività quotidiana, come:

  • mangiare senza assistenza;
  • provvedere alla propria igiene personale;
  • svolgere le normali funzioni fisiologiche;
  • camminare o spostarsi autonomamente;
  • indossare e togliere gli abiti;
  • vivere senza una sorveglianza continuativa.

La detrazione può essere richiesta dalla stessa persona non autosufficiente oppure dal familiare che ha sostenuto realmente la spesa. Il familiare assistito non deve necessariamente essere fiscalmente a carico. Un figlio, per esempio, può avere diritto all’agevolazione per la badante del genitore, purché possa dimostrare di aver pagato lui.

Se più familiari dividono la spesa, il limite di 2.100 euro non si moltiplica. Deve essere ripartito tra chi ha effettuato i pagamenti. È un particolare importante, ma non è l’unico controllo da fare prima di consegnare la dichiarazione.

I documenti da conservare e gli errori che fanno perdere il beneficio

Per utilizzare correttamente entrambe le agevolazioni devi separare i documenti. Da una parte ci sono le ricevute dei contributi INPS, dall’altra le prove delle somme pagate per l’attività di assistenza. Mescolare i due importi può portare a un calcolo sbagliato.

Per la deduzione devi conservare le ricevute dei contributi versati all’INPS e il prospetto che permette di distinguere la quota a tuo carico da quella trattenuta alla badante. Il limite deducibile resta di 1.549,37 euro, anche quando i contributi pagati sono superiori.

Per la detrazione del 19% devi invece avere la certificazione medica di non autosufficienza, la documentazione della spesa e la prova del pagamento tracciabile. Nella ricevuta devono comparire i dati di chi ha pagato, quelli della badante e, quando è diverso, il codice fiscale della persona assistita.

Sono quindi importanti:

  • contratto di assunzione e comunicazione all’INPS;
  • ricevute dei contributi previdenziali;
  • buste paga o ricevute firmate dalla badante;
  • bonifici, assegni o altre prove del pagamento tracciabile;
  • certificazione medica della non autosufficienza;
  • dati anagrafici e codici fiscali delle persone interessate.

Nel 730 ordinario, la spesa per l’assistenza personale viene inserita nei righi da E8 a E10 con il codice 15. La deduzione dei contributi viene invece indicata nel rigo E23. Le due agevolazioni possono sommarsi perché riguardano voci diverse: da una parte i contributi obbligatori, dall’altra il compenso per l’assistenza.

C’è però un ultimo aspetto da considerare. Il 730/2026 riguarda le spese effettivamente sostenute nel 2025. Non basta che il rapporto di lavoro si riferisca a quell’anno: conta anche il momento in cui il pagamento è stato eseguito. Controllare date, ricevute e intestazioni prima della presentazione evita di perdere un beneficio che, per molte famiglie, può alleggerire almeno in parte un costo diventato ormai indispensabile.

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