Molti pensionati nel 2026 ricevono una pensione bassa e pensano che non ci sia nulla da fare. In realtà esiste una integrazione alla pensione minima che può aumentare l’assegno ogni mese, ma non arriva in automatico. Tutto dipende da soglie di reddito precise e da una domanda che in tanti non presentano mai.
Dopo il pensionamento, è normale fidarsi dell’importo comunicato dall’INPS. L’assegno arriva puntuale e sembra corretto. Ma non sempre lo è.
Nel 2026 la legge prevede che, se la pensione è troppo bassa, possa essere integrata fino a un importo minimo garantito. Il problema è che l’INPS non applica sempre l’aumento da sola. Se mancano dati aggiornati o una richiesta specifica, l’integrazione resta bloccata.
Così, mese dopo mese, si perdono soldi che spettano di diritto, spesso senza nemmeno saperlo.
A quanto ammonta davvero l’integrazione alla pensione minima nel 2026
Nel 2026 il trattamento minimo INPS è pari a circa 611,85 euro al mese, per 13 mensilità, cioè circa 7.954 euro l’anno.
L’integrazione non è una cifra fissa uguale per tutti. È semplicemente la differenza tra quello che già ricevi e questo importo minimo.
Facciamo esempi concreti, perché sono quelli che chiariscono tutto.
Se oggi ricevi 480 euro al mese, l’INPS può integrare la pensione di circa 131,85 euro al mese. Su base annua significa oltre 1.700 euro in più.
Se ricevi 520 euro al mese, l’aumento possibile è di circa 91,85 euro al mese, cioè quasi 1.200 euro in più all’anno.
Se ricevi 560 euro al mese, l’integrazione può arrivare a circa 51,85 euro al mese, che diventano oltre 670 euro l’anno.
Come vedi, non si tratta di pochi euro. Anche una differenza di 50 o 100 euro al mese, nel tempo, incide molto sulla qualità della vita.
Quali redditi controlla l’INPS e quali sono i limiti nel 2026
Per stabilire se l’integrazione spetta, l’INPS non guarda solo l’importo della pensione, ma soprattutto i redditi complessivi.
Se non sei sposato, l’integrazione piena spetta quando il tuo reddito personale annuo non supera circa 7.954 euro lordi. Se il reddito supera di poco questa soglia, l’aumento può ridursi, ma non sparisce automaticamente.
Se sei sposato, entra in gioco anche il reddito del coniuge. Nel 2026 l’integrazione piena è possibile quando il reddito complessivo della coppia non supera circa 31.800 euro annui. Oltre questa cifra, l’aumento si riduce gradualmente e, superati certi limiti, non spetta più.
L’INPS valuta inoltre altri redditi, come affitti o rendite, e considera la tipologia di pensione che percepisci. Molti perdono l’aumento non perché non ne abbiano diritto, ma perché i redditi non sono aggiornati o non sono mai stati comunicati correttamente.
Come fare domanda per ottenere l’aumento della pensione minima
Se nel tuo cedolino non vedi l’integrazione, puoi richiederla. Ed è qui che tanti si fermano, convinti che sia complicato. In realtà non lo è.
Puoi fare la domanda online sul sito INPS, accedendo con SPID, CIE o CNS. In alternativa puoi rivolgerti a un patronato, che ti segue gratuitamente. Se invece la pensione è in pagamento da anni con un importo troppo basso, puoi chiedere una ricostituzione della pensione.
Durante la richiesta devi dichiarare tutti i redditi, indicare la situazione familiare e chiedere espressamente l’integrazione al trattamento minimo.
L’aumento parte dal momento della domanda, quindi prima agisci, prima inizi a ricevere i soldi. In alcuni casi è possibile ottenere anche arretrati, ma non conviene mai rimandare.
In sintesi
Nel 2026 l’integrazione alla pensione minima può valere da 50 a oltre 130 euro al mese, cioè centinaia o migliaia di euro l’anno.
Non è un bonus.
È un diritto previsto dalla legge, ma non è automatico.
Spesso la differenza tra una pensione bassa e una un po’ più dignitosa sta solo in una domanda mai fatta.







