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Pensione di reversibilità 2026: i nuovi limiti di reddito da non superare per evitare i tagli dell’INPS

Mani di un anziano italiano su documenti INPS con calendario febbraio 2026 e banconote euro segnate da un taglio, simbolo di preoccupazione economica.

Se prendi la pensione di reversibilità, quest’anno devi fare molta attenzione al tuo portafoglio. L’INPS ha appena aggiornato le tabelle per il 2026 e se guadagni qualche euro di troppo rischi di vedere il tuo assegno calare parecchio. Scopriamo insieme come funzionano le nuove soglie per non perdere i soldi.

Quest’anno le notizie sulle pensioni sono tante, ma per chi riceve la reversibilità c’è una questione molto delicata da affrontare. Devi sapere che lo Stato non ti permette di cumulare tutto lo stipendio o altri redditi con l’assegno che ti ha lasciato il tuo caro senza mettere dei paletti. Nel 2026, a causa dell’inflazione e dei nuovi calcoli dell’INPS, le soglie di denaro oltre le quali scattano i tagli sono cambiate. Se superi certi limiti, l’ente della previdenza può toglierti una fetta importante dell’assegno mensile, che può andare dal 25% fino alla metà della somma. Questo succede perché la legge italiana prevede che la reversibilità debba servire a chi ne ha davvero bisogno, quindi se hai altre entrate corpose, l’INPS decide di risparmiare sui tuoi pagamenti. È fondamentale conoscere questi numeri per non trovarsi con una brutta sorpresa sul cedolino di marzo o aprile.

Come funziona il ricalcolo dell’inps quest’anno

Per capire quanto ti spetta, devi guardare a quello che viene chiamato trattamento minimo. Per il 2026, questa cifra è salita a circa 611 euro al mese. Sembra una buona notizia, vero? In parte lo è, perché l’assegno di base aumenta, ma questo numero è anche il metro che l’INPS usa per decidere se devi subire un taglio. In pratica, se il tuo reddito personale dell’anno scorso o di quello in corso supera di tre, quattro o cinque volte questa cifra annuale, scatta la decurtazione. Molte persone pensano che la pensione di chi non c’è più sia un diritto intoccabile, ma purtroppo la normativa attuale è molto rigida su questo punto.

Tu devi sempre tenere a mente che i controlli sono diventati automatici e molto veloci grazie ai computer del fisco. Se hai un piccolo lavoro, magari una collaborazione o una consulenza, quei soldi si sommano a tutto il resto e possono farti saltare nella fascia successiva, quella dove l’INPS ti toglie più denaro. Ricorda però che esiste una sentenza della Corte Costituzionale molto importante: il taglio non può mai essere così grande da farti avere meno soldi totali di quelli che avresti avuto non lavorando affatto. È una protezione fondamentale per evitare che fare qualche lavoretto diventi una punizione invece che un aiuto per arrivare a fine mese.

Le cifre esatte da tenere d’occhio per evitare i tagli

Per aiutarti a capire meglio quanto puoi guadagnare senza rischiare la stangata, ho preparato per te uno schema semplice con i valori validi per tutto il 2026. Queste sono le somme totali lorde che puoi mettere insieme in un anno intero.

Ecco i tre scaglioni che decidono il destino della tua pensione:

  • Fino a 23.862 euro: se rimani sotto questa cifra, puoi stare tranquillo perché riceverai la tua reversibilità piena senza nemmeno un centesimo di taglio.

  • Tra 23.862 e 31.816 euro: in questo caso l’INPS inizia a fare sul serio e ti toglie il 25% della quota di pensione.

  • Tra 31.816 e 39.769 euro: qui la situazione si fa pesante, perché la riduzione sale al 40% dell’importo.

  • Oltre i 39.769 euro: se superi questa soglia, l’assegno viene letteralmente dimezzato, con un taglio netto del 50%.

C’è però una eccezione grandissima che devi conoscere: se in casa con te vivono dei figli piccoli, che studiano o che hanno delle disabilità, questi tagli non si applicano mai. In quel caso, il tuo reddito può essere anche altissimo, ma la reversibilità ti spetta sempre al 100% perché lo Stato vuole proteggere i più deboli del nucleo familiare. Se sei un vedovo o una vedova che vive da solo, invece, devi fare i conti con queste tabelle ogni volta che fai la dichiarazione dei redditi o che accetti un nuovo impiego.

Quali entrate fanno scattare i controlli e quali no

Molti lettori mi chiedono spesso se la casa dove vivono o i risparmi in banca contino per questi calcoli. La risposta breve è: no, ma c’è un però. L’INPS guarda soprattutto i redditi che pagano l’IRPEF. Quindi, contano sicuramente lo stipendio da dipendente, i guadagni della partita iva, le altre pensioni dirette che percepisci (come la tua vecchiaia) e anche gli affitti che incassi se hai una seconda casa data a qualcuno.

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Non devi preoccuparti invece per la casa di abitazione principale, quella dove hai la residenza: quella non viene conteggiata per farti i tagli. Anche il TFR, ovvero la liquidazione che prendi quando vai in pensione, è salvo e non viene guardato per questa faccenda. Un’altra cosa che non conta è la reversibilità stessa: l’INPS non calcola la pensione che ti sta dando per decidere se tagliartela, sarebbe un assurdo paradosso.

Stai molto attento a comunicare sempre tutto tramite il modello RED o il 730, perché se l’ente si accorge in ritardo che hai guadagnato troppo, ti chiederà indietro i soldi tutti in una volta, e quella sarebbe una vera mazzata per le tue tasche. Se hai dubbi, il mio consiglio è di andare a parlare con un patronato che può farti il calcolo esatto in base alla tua situazione specifica, così potrai dormire sonni tranquilli senza la paura di ricevere una lettera dell’INPS che ti chiede migliaia di euro indietro.

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