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Assegno Unico, scatta il ricalcolo di marzo: perché molti vedranno l’importo ridotto al minimo (e come evitarlo)

Famiglia italiana che controlla documenti economici a casa mentre rivede il bilancio familiare e l’Assegno Unico in vista del ricalcolo di marzo.

Da marzo l’Assegno Unico può cambiare volto. Molte famiglie rischiano di vedere un accredito molto più basso del solito, spesso senza capirne il motivo. Non è un errore dell’INPS, ma un ricalcolo automatico legato all’ISEE. Capire cosa succede ora può fare davvero la differenza per il tuo assegno mensile.

Negli ultimi mesi migliaia di genitori si stanno accorgendo che l’Assegno Unico non è più quello di prima. L’importo si abbassa, a volte di colpo, e in alcuni casi arriva solo la cifra minima prevista dalla legge. Questo succede perché a marzo scatta il ricalcolo annuale, un passaggio automatico che l’INPS fa ogni anno. Se non hai un ISEE valido e aggiornato, l’ente non può sapere in quale fascia rientri davvero. E quando manca questo dato, la regola è una sola: ti viene pagato il minimo, anche se avresti diritto a molto di più. La buona notizia è che puoi evitare tutto questo. Basta sapere cosa fare e quando farlo, senza errori e senza perdere soldi che ti spettano.

Cos’è il ricalcolo di marzo e perché cambia l’assegno

Il ricalcolo di marzo non è una novità, ma ogni anno sorprende tante famiglie. L’Assegno Unico viene calcolato in base all’ISEE, che ha validità annuale e scade il 31 dicembre. Da gennaio in poi, se non presenti una nuova DSU, per l’INPS il tuo ISEE è come se non esistesse. Nei primi mesi dell’anno l’assegno può restare invariato, ma da marzo scatta il controllo vero.

Se in quel momento non risulta un ISEE aggiornato, l’INPS applica automaticamente l’importo minimo. Questo significa ricevere poco più di 50 euro a figlio, anche se prima prendevi molto di più. Non conta il tuo reddito reale, conta solo ciò che risulta nei sistemi INPS. È un meccanismo freddo, ma previsto dalla legge. Molti se ne accorgono solo quando vedono l’accredito più basso. E spesso pensano a un errore, quando invece è solo un ricalcolo automatico.

Perché tanti vedono l’importo ridotto al minimo

Il problema principale è uno solo: ISEE non aggiornato. Ma dietro ci sono diversi motivi comuni. Prima di tutto, molte persone pensano che l’ISEE duri più di un anno. Altri credono che basti averlo fatto l’anno prima. In realtà, va rifatto ogni anno. Inoltre, c’è chi presenta l’ISEE in ritardo, pensando che non cambi nulla.
È importante chiarire una cosa. Prima di capire cosa fare, devi sapere cosa succede davvero. Se l’ISEE manca o è scaduto, l’INPS non sospende l’assegno, ma lo riduce al minimo. E succede perché la legge prevede che, senza dati economici, si applichi la fascia più bassa. Questo vale anche se:

  • hai un reddito basso

  • hai più figli

  • hai sempre ricevuto importi più alti

La riduzione resta attiva fino a quando non presenti un nuovo ISEE valido. E intanto, mese dopo mese, perdi soldi.

Come evitare la riduzione e recuperare l’importo giusto

La soluzione è più semplice di quanto sembri, ma va fatta nei tempi giusti. Aggiornare l’ISEE è l’unico modo per difendere l’importo dell’Assegno Unico. Se presenti la DSU entro febbraio, eviti del tutto il problema. Ma anche se sei in ritardo, non tutto è perso.
Se aggiorni l’ISEE entro il 30 giugno, l’INPS ricalcola l’assegno e ti riconosce gli arretrati. Questo significa che puoi recuperare ciò che non hai preso nei mesi precedenti. Se invece lo fai dopo, l’importo torna corretto solo dal mese successivo, senza recuperi.

Il consiglio è semplice: non aspettare. Puoi fare l’ISEE online, tramite INPS, oppure rivolgerti a un CAF. Bastano pochi documenti e un po’ di attenzione. Un piccolo passaggio che può valere centinaia di euro all’anno. Perché l’Assegno Unico non si perde, ma si può ridurre, e spesso succede solo per una dimenticanza. Conoscerlo oggi ti evita brutte sorprese domani.

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