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Ecco i cibi contraffatti più dannosi che ci rifilano spacciandoli per merce fresca.

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In pole position tra i cibi contraffatti e apparentemente freschi che ci rifilano ogni giorno c’è il pesce.Il merito della riuscita dell’inganno si deve ad un additivo particolare:il CAFODOS.

Il Cafodos consente di dare freschezza apparente al prodotto, ma all’interno generalmente è già marcio.
Esso rende lucidi e brillanti tonni, sardine, acciughe e altri animali. Ma è tutta una menzogna: ecco cosa dovete controllare per mangiare sano.

Il pesce vi sembra freschissimo? Occhio, potrebbe essere una fregatura. Il trucchetto si chiama Cafodos o Cafados, e come spiega il tossicologo Alberto Mantovani su Oggi, è un addittivo non commerciabile in Italia, di provenienza spagnola, che viene utilizzato da solo o, più spesso, con aggiunta di acqua ossigenata. Utilizzato sul pesce, ovvio. La sostanza, di per sè, non presenta particolari rischi di tossicità, ed è anche piuttosto difficile da reperire nel pesce trattato, poiché a contatto con acqua e ghiaccio si dissolve nei suoi componenti. Dunque, il Cafados, deve essere individuato con i controlli di filiera.

Pesci a rischio – A causa di questa sostanza, arriviamo al dunque, il rischio per il consumatore è indiretto, e si associa ad alcuni tipi di pesce la cui apparente freschezza e lucentezza data dalla sostanza maschera il reale stato delle carni, che potrebbero essere deteriorate. Per chi fosse interessato, a livello tecnico, la istidina (un aminoacido che costituisce le proteine dei muscoli) si trasforma in istamina, una molecola che può causare allergie e reazioni anafilattiche.

Nel dettaglio, i pesci che potrebbero essere “truccati” col Cafados sono il tonno, lo sgombro, la palamita, la sardina e l’acciuga. I sintomi – Il consiglio, dunque, è quello di fare attenzione a questi pesci soprattutto se tenuti in una soluzione acquosa o in ghiaccio in cassette di polistirolo: potrebbero essere trattati, ossia il liquido dove stanno potrebbe essere “allungato” col Cafados. I sintomi della sostanza possono essere acuti e simulano un’allergia: arrossamenti cutanei, cefalea, palpitazioni, nausea, diarrea. Per le personeasmatiche o cardiopatiche i sintomi potrebbero essere anche più violenti e pericolosi. Come proteggersi

– Che cosa si può fare, dunque? Il Cafados rende le superfici brillanti, ma non attenua la perdita della sodezza della carne di pesce: tastate gli animali. Inoltre si può cercare di capire se il pesce è fresco guardandone gli occhi: in particolare se sono appiattiti e infossati, poiché il Cafados non ne attenua il degrado. La sostanza, per inciso, non riesce nemmeno a mascherare l’odore del pesce non fresco, quindi è bene annusarlo. Infine l’ultima dritta, le branchie: il Cafados riesce a mascherarne l’invecchiamento, ma se sono brunastre e opache il pesce non è fresco.

Ma non solo il pesce è presente nella lista dei cibi maggiormente contraffatti

Non bisogna assolutamente fidarsi del cibo che compriamo in negozi, ristoranti e supermercati, è quanto emerge da un rapporto presentato dal generale Cosimo Piccinno in occasione del bicentenario dell’arma. Infatti, spiega Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera:

“Sono oltre 90mila i controlli effettuati tra il 2012 e il 2014, 31mila esercenti non hanno superato il test. Su circa 12mila allevamenti di bovini e ovini sono quasi 4mila i fuorilegge. Stessa media si registra nel settore delle farine e dei pastifici con 6mila e 500 locali non in regola a fronte di 17mila e 500 verifiche effettuate. Un trend confermato in questi primi cinque mesi dell’anno in corso con 703 allevamenti trovati non in regola sugli oltre 2.400 ispezionati e più di 1.500 pastifici sanzionati sui 4.387 visitati.”

Quasi la metà degli esercizi su cui sono stati effettuati controlli hanno violato in qualche modo le regole:

“Ma il vero pericolo si annida nel settore della ristorazione, dove la media degli «irregolari» inevitabilmente si alza passando a quasi uno su due. Tra il 2012 e il 2014 sono stati verificati ben 27.419 locali pubblici e 11.524 avevano commesso almeno una violazione delle norme. Tra gennaio e il 15 maggio scorso sono su 2.818 ristoranti sono 1.379 quelli che non hanno superato l’esame.”

Il peggio arriva quando vengono rivelati dettagli sul motivo del sequestro degli alimenti:

“A Parma i carabinieri hanno sequestrato «2.300 prosciutti ottenuti da animali alimentati con rifiuti» a Palermo sono stati denunciati 23 macellai che vendevano «carne trattata con Ione solfito che la faceva diventare rossa e sanguinolenta», in quattro Regioni – Puglia, Marche, Emilia Romagna e Veneto – sono stati sequestrati centinaia di litri di Cafodos e tonnellate di pesce spada e tonni.”

Il dossier del generale spiega he quest’ultimo elemento, il Cafodos“è un additivo che viene mescolato con il ghiaccio e dopo qualche secondo diventa invisibile alle analisi di laboratorio. Ha un effetto miracoloso: consente di dare freschezza apparente al prodotto, ma all’interno generalmente è già marcio.”

E non si può essere sicuri di comprare olio d’oliva, in quanto “l’olio extravergine in moltissimi casi viene sostituito con olio di soia e adulterato. A Bari è stato scoperto uno stabilimento dove veniva colorato per farlo diventare più verde e così apparire più genuino.”

Ma, prosegue Sarzanini del Corriere, “il vero capolavoro della contraffazione è stato scoperto dal Nas di Napoli con migliaia di bottiglie di Champagne Moët & Chandon, Veuve Clicquot Pondsardin e Bollinger già sistemate sugli scaffali di numerose enoteche e supermercati in un traffico internazionale gestito dalla criminalità organizzata. Prodotti pressoché identici agli originali con tanto di bollini adesivi, imballaggi, tappi, collarini, cliché dei marchi, timbri e attrezzature per l’imbottigliamento.”

Ma non è solo l’alimentare su cui puntano le organizzazioni mafiose, infatti “anche il mercato parallelo dei farmaci appare in grande espansione. Nei primi cinque mesi del 2014 su 7.847 controlli effettuati sono stati riscontrati ben 1.448 presidi «non conformi» con una valore dei sequestri che supera i 115 milioni di euro. Ma ciò che maggiormente allarma sono i siti internet che offrono, oltre al prodotto, anche la ricetta medica per ottenere il rimborso dal servizio sanitario nazionale.”

Fonti: www.liberoquotidiano.it

www.lafucina.it

 

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