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La coraggiosa scelta di Azzurra: “nel mio bar fuori le slot machine dentro i libri”

la coraggiosa scelta di azzurra nel mio bar fuori le slot machine dentro i libri

La coraggiosa scelta di una donna che ha deciso di far uscire lo stato dalla sua attività per far spazio alla cultura. Fuori le slot machine dentro i libri!

Azzurra Cerri titolare del Why Not Cafè di Viareggio ha fatto una coraggiosa scelta che già sapeva l’avrebbe svantaggiata economicamente, ma ha preferito la tranquillità al vedere tristi scene di gente che si rovinava per il vizio del gioco…
«Vedevo molte donne, soprattutto anziane, pensionate, che si rovinavano. Dalla mattina alla sera per recuperare 200 euro».

Gente che andava fino in fondo, fino all’ora di chiusura per non tornare a casa a mani vuote, altri che entravano approfittando degli ultimi minuti di apertura del bar per fare la loro giocata:
«Signora devo chiudere. E l’altra scoppiava a piangere: ‘Ancora un attimo, devo recuperare.Un signore entrava e senza dirmi niente andava ad accendere lui le slot che io tenevo spente. Altri venivano alla cassa per chiedermi soldi: ‘Azzurrina mi dai 10 euro?’. Altri ancora litigavano tra di loro, proprio per le slot. Restavano ore e consumavano solo un caffè».

Azzurra non si sentiva più nel suo bar, ma in un bar delle macchinette, i suoi clienti non pensavano ad altro, nonostante molti si stessero rovinando economicamente drogati dalle slot machine. Non voleva dipendere dalle slot e non voleva vedere gente sul lascrico, per questo decise di toglierle dalla sua attività, con il rischio di perdere la clientela che aveva acquisito fino ad allora compresi gli introiti che le macchinette apportavano, e per lei non è stato facile:

«Il bar non lo sentivo più mio. Non era più il mio bar, ma di quelle macchinette. Così ho deciso di togliere le slot.»
«La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata quando un signore, che aveva perso molti soldi e forse aveva anche bevuto troppo, mi ha cominciato ad accusare dicendo che le slot truffavano e ha minacciato di chiamare la Guardia di Finanza. A quel punto ho deciso di non accenderle più, né di rispondere al telefono alle chiamate della società delle slot».

Ma per lei non è stato assolutamente facile rinunciare alle slot machine in un colpo solo, e da lì ha capito che nemmeno un titolare della propria attività è veramente libero di farne ciò che vuole quando di mezzo ci sono le concessionarie del gioco d’azzardo.
Il trucco è nel contratto che molte concessionarie fanno firmare ai titolari di attività:

<<Mi hanno fatto vedere il contratto dove, piccolo piccolo, c’era scritto che in caso di rinuncia prima di dieci anni io avrei dovuto pagare 10mila euro. Allora sono andata al Suap (lo Sportello Unico per le Attività Produttive del Comune, ndr) per essere aiutata e invece lì mi hanno detto che era impossibile revocare le slot perché avrei dovuto chiudere la società e riaprirne un’altra».

Ma Azzurra non molla, e decide di tenere spente le slot machine apponendovi sopra  cartelli con la scritta “guasto” per i clienti, intimando le concessionarie a ritirarle non dandogli nemmeno 1€ di multa :
«Tenevo le macchinette spente, mettevo il cartello ‘guasto’. E loro mi chiamavano. ‘Azzurrina vediamo che le tieni spente. Attenta che pagherai le multe’. Mi minacciavano, mi insultavano»

Alla fine con la sua caparbietà Azzurra ha vinto:
«Continuavano le telefonate, loro non venivano mai ,ma alla fine dopo cinque mesi mi tolgono le slot e non pago nessuna multa. In tutto ho dovuto aspettare due anni».

A questo punto Azzurra è stata costretta al inventarsi qualcosa per riempire quello che una volta era un grigio angolo che portava molti al fallimento:

«Chiedo a tutti di portarmi libri. Mi porti un libro e ti offro un caffè. Facciamo eventi, l’ultimo un corso di scrittura creativa». E, piacevole risultato, «anche persone che prima giocavano alle slot mi portano libri. E sono contente». Insomma, dice soddisfatta, «funziona. Guadagno 7-800 euro in meno al mese ma ho riacquistato la tranquillità. E chi prima giocava con quelle macchinette è rimasto come cliente».

Riferimento: avvenire.it

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