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Reddito di cittadinanza: da oggi è obbligatorio lavorare per il Comune. Chi non lo fa perde il sussidio

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Il reddito di cittadinanza è entrato all’inizio della fase 2 con l’approvazione del decreto che obbliga a chi lo percepisce a fare lavori di utilità per il proprio comune di residenza, pena la perdita del sussidio.

I percettori di tale sussidio fino ad ora non avevano nessun obbligo, se non quello etico e morale, per rendersi utili alla comunità. Molti infatti si erano già resi disponibili di propria spontanea volontà per ripulire spiagge e strade. Molti sono stati gli esempi in tutta Italia di onestà e nobiltà d’animo.
Da oggi però, quello che queste persone hanno fatto volontariamente sin dall’ inizio è diventato obbligatorio per tutti i percettori del reddito di cittadinanza.

A dichiararlo è stato il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio in un suo post su Facebook:

<< E’ partita la fase 2 del Reddito di cittadinanza e da adesso è in vigore il decreto che permette ai Comuni di impiegare chi riceve il Reddito di cittadinanza per i cosiddetti lavori di pubblica utilità. – I beneficiari dovranno rendersi disponibili per 8 ore alla settimana e dare una mano al Comune dove risiedono. Potranno ad esempio fare piccola manutenzione, pulire giardini, togliere graffiti dagli edifici pubblici, aiutare anziani nelle mansioni quotidiane.

– Sappiamo anche che molte persone che ricevono il Reddito si erano già messe al lavoro, prima dell’entrata in vigore del decreto, magari ripulendo la spiaggia, o le strade antistanti le scuole. Sono storie belle, di onestà e voglia di contribuire, che anche alcuni giornali hanno raccontato.
– Queste attività sono obbligatorie per chi riceve il Reddito di cittadinanza, pena il rischio di perderlo, e sono un’ulteriore risposta a chi teme che qualcuno volesse pagare le persone per non fare niente >>.

Il decreto che permette ai comuni di trarre beneficio dai percettori del reddito di cittadinanza, e che da a questi ultimi l’obbligo di svolgere mansioni di pubblica utilità e stato approvato e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.
I lavori di pubblica utilità citati nella norma si inquadrano all’ interno dei “progetti utili alla collettività (PUC)“.
Come si legge sulla Gazzetta:
“I Puc  non rappresentano un rapporto di lavoro e pertanto i lavori di pubblica utilità non sono da considerarsi prestazioni di lavoro autonomo, subordinato o parasubordinato.”

I vincoli validi sia per i comuni sia per i percettori del reddito specificati nella norma sono:

  • Le attività di pubblica utilità non devono superare le 8 ore settimanali, tali ore sono cumulabili e flessibili. Il beneficiario ha l’obbligo di effettuarle tutte. Se ad esempio un mese un percettore ha lavorato meno delle ore previste queste verranno accumulate e recuperate il mese successivo.
  • La mancata risposta alla chiamata comunale o la mancata accettazione delle condizioni stabilite dal decreto comporta la perdita del reddito di cittadinanza.
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