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Recovery Fund: accordo raggiunto, all’Italia 209 miliardi. Conte gongola

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La lunga maratona negoziale iniziata venerdì mattina sul quadro finanziario pluriennale e il Recovery Fund si è conclusa all’alba di oggi.
La maratona negoziale è stata incredibilmente lunga perché i nodi arrivati sul tavolo dei leader erano numerosi. Poco alla volta sono riusciti a trovare una intesa nella quale tutti hanno dovuto accettare un compromesso.

Dopo quattro giorni e quattro notti di intensi negoziati, i Ventisette paesi europei hanno finalmente trovato un accordo sul prossimo bilancio comunitario a cui è associato un controverso ma originale Fondo per la ripresa (Recovery fund) del valore di 750 miliardi di euro, tra i quali poco più di 200 verranno convogliati in Italia.

Una pioggia di miliardi che i Paesi Ue non avevano mai visto. La causa è la più grossa crisi economica dai tempi della Grande Depressione. Il risultato ottenuto dal premier Conte è notevole.
Come riporta il Sole 24ore:

<< Il governo Conte è riuscito a strappare circa 80 miliardi di sussidi e 120 miliardi di prestiti. Rispetto alla proposta della Commissione europea, l’ammontare dei sussidi rimane pressoché invariato perché è stata introdotta una modifica alla chiave di ripartizione che in qualche modo avvantaggia l’Italia, nonostante un calo delle sovvenzioni totali (da 500 a 390 miliardi)>>.

In pratica l’Italia ha ottenuto 80 miliardi a fondo perduto e 120 miliardi sotto forma di prestito (a tasso molto basso e a lunga scadenza). Gli Stati beneficiari, tra cui l’Italia dovranno iniziare a ripagare le somme entro la conclusione del prossimo settennio di bilancio Ue, quindi entro il 2027. ma nom è ancora finita.

Come riporta il corriere della Sera:
<<Per poter accedere ai fondi Ue l’Italia, così come gli altri Stati membri, dovranno presentare da ottobre alla Commissione un piano nazionale di ripresa e resilienza che nel dettaglio spiegherà come il Paese intende usare i fondi. Sarà il Consiglio, su indicazione della Commissione che ha tempo due mesi, a decidere a maggioranza qualificata (55% dei Paesi pari al 65% della popolazione Ue) se approvare il piano.

I piani devono tenere conto delle Raccomandazioni Ue per ogni Paese pubblicate negli ultimi anni e puntare al rafforzamento della crescita potenziale, alla creazione dei posti di lavoro e alla capacità di reazione (resilienza) economica e sociale dello Stato. Devono contenere anche misure che facilitino la transizione verde e digitale dell’economia. I soldi saranno sborsati solo al raggiungimento di obiettivi misurabili concordati anticipatamente nel piano>>.

Quindi la vera sfida per Conte è ancora un’altra, ancora più complicata: riuscire a spendere bene i 209 miliardi conquistati in Europa in modo efficace ed efficiente. Anche perché i soldi del Recovery Fund non saranno gratis, un po’ perché la parte più consistente sono sotto forma di prestiti e un po’ perché anche quando si parla di sussidi l’Europa vuole la garanzia che siano utilizzati davvero per combattere la crisi da Covid e fare le riforme per rendere l’Italia competitiva e moderna.

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