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Nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario secondo la Costituzione

trattamento sanitario obbligatorio costituzione italiana

Nell’ordinamento giuridico italiano è oggi principio pacifico che nessun trattamento sanitario possa essere compiuto o proseguito in difetto del previo ed esplicito consenso manifestato dal soggetto interessato. Il diritto del malato a decidere in piena coscienza e libertà se, da chi e come farsi curare discende dall’art. 32 della nostra Costituzione che recita:

<<La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana>>.

L’ art.32 della Coctituzione esclude la possibilità di accertamenti e di trattamenti sanitari contro la volontà del paziente, se  non ricorrono i presupposti dello stato di necessità.
Nel caso si voglia proporre un trattamento sanitario il paziente dovrebbe prendere visione del consenso informato, che ha lo scopo di informarlo circa le prevedibili conseguenze del trattamento cui il paziente viene sottoposto, al fine di porlo in condizione di consapevolmente consentirvi.

Il consenso informato attiene al diritto fondamentale della persona all’espressione della consapevole adesione al trattamento sanitario proposto dal medico ( cfr. Corte Cost., 23/12/2008, n. 438 ), e quindi alla libera e consapevole autodeterminazione del paziente (v. Cass., 6/6/2014, n. 12830), atteso che nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge ( anche quest’ultima non potendo peraltro in ogni caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana: art. 32, 2 °co., Cost. ).

Il paziente quindi dovrebbe concedere o meno il consenso dopo  essere stato informato sulla natura dell’intervento, sui suoi rischi, sulla portata dei possibili e probabili risultati conseguibili nonché delle implicazioni verificabili, esprimendosi in termini adatti al livello culturale del paziente interlocutore, adottando un linguaggio a lui comprensibile, secondo il relativo stato soggettivo ed il grado delle conoscenze specifiche di cui dispone .

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2 Comments

  1. Avatar
    marco germani

    Secondo i NO-VAX, l’Art.32 della nostra Costituzione permetterebbe di, scegliere se vaccinarsi o no, ritenendo che rendere un vaccino obbligatorio per legge sia addirittura incostituzionale.
    L’art. 32 della Costituzione statuisce che: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.”
    Già da una lettura superficiale si intuisce che in presenza di disposizioni di legge che tutelino la salute pubblica non può invocarsi esclusivamente un diritto alla libertà di scelta dell’individuo.
    Per fugare ogni dubbio, è sufficiente far riferimento all’interpretazione che è stata data dalla Corte Costituzionale negli ultimi trent’anni. Ecco alcune massime significative:
    Sentenza n.307/1990:
    “La vaccinazione antipoliomielitica per bambini entro il primo anno di vita, come regolata dalla norma denunciata, che ne fa obbligo ai genitori, ai tutori o agli affidatari, comminando agli obbligati l’ammenda per il caso di inosservanza, costituisce uno di quei trattamenti sanitari obbligatori cui fa riferimento l’art. 32 della Costituzione. Tale precetto nel primo comma definisce la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività; nel secondo comma, sottopone i detti trattamenti a riserva di legge e fa salvi, anche rispetto alla legge, i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”
    Da ciò si desume che la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’art. 32 della Costituzione se il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri, perché è proprio tale ulteriore scopo, attinente alla salute come interesse della collettività, a giustificare la compressione di quella autodeterminazione dell’uomo che inerisce al diritto di ciascuno alla salute in quanto diritto fondamentale. Si deriva quindi che un trattamento sanitario può essere imposto solo nella previsione che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze, che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiano normali di ogni intervento sanitario, e pertanto tollerabili.
    Con riferimento, invece, all’ipotesi di ulteriore danno alla salute del soggetto sottoposto al trattamento obbligatorio-ivi compresa la malattia contratta per contagio causato da vaccinazione profilattica – il rilievo costituzionale della salute come interesse della collettività non è da solo sufficiente a giustificare la misura sanitaria. Cioè se dovesse derivare un danno dalla vaccinazione al soggetto, la sola tutela della salute collettiva non basterebbe a giustificare la norma. Per questo, come specifica poi la Consulta nella sentenza medesima, è previsto un equo indennizzo]
    Tale rilievo esige che in nome di esso, e quindi della solidarietà verso gli altri, ciascuno possa essere obbligato, restando così legittimamente limitata la sua autodeterminazione, a un dato trattamento sanitario, anche se questo importi un rischio specifico, ma non postula il sacrificio della salute di ciascuno per la tutela della salute degli altri.
    Un corretto bilanciamento fra le due suindicate dimensioni del valore della salute – e lo stesso spirito di solidarietà fra individuo e collettività che sta a base dell’imposizione del trattamento sanitario-implica il riconoscimento, per il caso che il rischio si avveri, di una protezione ulteriore a favore del soggetto passivo del trattamento. In particolare finirebbe con l’essere sacrificato il contenuto minimale proprio del diritto alla salute a lui garantito, se non gli fosse comunque assicurato, a carico della collettività, e per essa dello Stato che dispone il trattamento obbligatorio, il rimedio di un equo ristoro del danno patito.
    Quindi la Corte chiarisce che la tutela della salute pubblica giustifica la compressione del diritto all’autodeterminazione. Il bilanciamento avviene quindi tramite il riconoscimento di un equo indennizzo. Questo però avviene soltanto nell’eventualità che un individuo abbia subito un danno alla propria salute in conseguenza della misura sanitaria obbligatoria. La legge 210/1992 disciplina proprio tale indennizzo attuando così il bilanciamento tra tutela dell’individuo e tutela della salute pubblica.
    Tale posizione interpretativa della Corte Costituzionale viene poi ribadita anche in altre pronunce quali ad esempio la n.118/1996. Dove nuovamente si sottolinea la coesistenza tra la dimensione individuale e collettiva e la necessità di equo ristoro in ipotesi di danno. Leggiamo le parole della Corte:
    “La coesistenza tra la dimensione individuale e quella collettiva della disciplina costituzionale della salute nonché il dovere di solidarietà che lega il singolo alla collettività, ma anche la collettività al singolo, impongono che si predisponga, per quanti abbiano ricevuto un danno alla salute dall’aver ottemperato all’obbligo del trattamento sanitario, una specifica misura di sostegno consistente in un equo ristoro del danno.”
    Anche nella sentenza n.226/2000 è ribadito il principio che la tutela della salute pubblica può avvenire tramite un obbligo di legge:
    “Ciò che conta è l’esistenza di un interesse pubblico di promozione della salute collettiva tramite il trattamento sanitario, il quale, per conseguenza, viene (e può essere) dalla legge assunto ad oggetto di obbligo legale.”
    Alla luce di tali pronunce, appare quindi evidente che invocare una libertà di autodeterminazione del tutto avulsa dal dovere di solidarietà (art. 2 della Costituzione) e dalla tutela della salute non solo individuale ma anche e soprattutto collettiva (art. 32 della Costituzione) è privo di fondamento giuridico e non rispondente al dettato costituzionale.

    • Avatar
      alberto

      sei un bugiardo la corte costituzionale non è ne netta ne lapidari come vorresti essere tu e ti sei ben guardato dal riportare ciò che seguiva:

      “Ma si desume soprattutto che un trattamento sanitario può essere imposto solo nella previsione che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze, che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiano normali di ogni intervento sanitario, e pertanto tollerabili”

      con soglie di complicazioni gravi dall 1% al 3% i vaccini odierni non hanno nulla a che vedere con quello della polio fatto dallo stato e non da enti privati. Per una malattia per cui UNICA CURA era il vaccino ; ed era vaccino o morte:

      vi credete tutti grandi giuristi magari perché sapete le sentenze a memoria purtroppo per voi il diritto costituzionale non vive di formalismo interpretativo ma di sostanza per cui la legge che lo impone come trattamento sanitario non basta. Devono esserci prove (presupposti) che il non eseguire il vaccino produca un danno potenziale non evitabile in altre maniere. Per il covid esistono 2-3 cure diverse ed il vaccino non serve a nulla e non esisterà nemmeno. specialmente se serve a coprire uno 0,% della popolazione quando il restante 99,qualcosa% ne fa a meno ormai.
      Specialmente non si può imporre il vaccino quando esiste un’altra cura già efficace (plasma)

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