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I negozi cinesi distruggono quelli italiani per i prezzi bassi.Motivo?EVADONO IL FISCO?

aziende cinesi negozi

La domanda che tutti noi ci poniamo è la seguente: Ma come fanno i Cinesi a pagare le tasse e l’affitto, offrendo servizi a basso costo e distruggere quindi la concorrenza italiana?

La risposta è semplice… I CINESI NON PAGANO LE TASSE,per una buona parte sono EVASORI FISCALI!!!

Anche perchè è matematicamente impossibile applicare quei prezzi essendo in regola con l’opprimente fisco italiano…

[banner]Nel nostro Paese, i commercianti cinesi nel solo anno 2013, sono riusciti ad evadere il fisco del 98%. Non rilasciano scontrini fiscali, non emettono fatture, comprano e vendono merce in nero.

Ogni anno dichiarano fallimento, intestando le attività commerciali ad altri Cinesi che, a loro volta, dichiarano l’ennesimo fallimento. Questo trucchetto permette loro di non pagare le tasse e ricevere agevolazioni fiscali dal nostro Governo.

Il bello però deve ancora arrivare!!I negozi cinesi oltre ad essere i più evasori d’Italia SONO ANCHE I MENO CONTROLLATI !!!

Sembra infatti che la Guardia Di Finanza si occupi maggiormente del controllo su attività ed imprese italiane che evadono “un caffè” anzichè occuparsi dei milioni di euro evasi dai cinesi!

In virtù di ciò che è stato sopra descritto leggete cosa è successo a questa utente che ha segnalato il caso su  http://forum.alfemminile.com

Un negozio enorme su 4 piani, abbigliamento, cose per la casa e minkaglierie varie.insomma di tutto, prezzi? Più o meno uguali ai prezzi dei centri commerciali, auchan, oviesse etc, ho comprato una canadese per lasilo (9 ) , non era male, mi serviva e lho comprata, vado alla cassa e vedo che le commesse hanno tutte una paralisi facciale, con il sorriso disegnato, ad ogni cliente davano un omaggio, mah! NIENTE SCONTRINO! , al che usciamo fuori, un po indignati, e chiamiamo la guardia di finanza, e dicendo: siamo appena usciti dalla mega-struttura dei cinesi in tale posto, e abbiamo notato che qui la prassi è non fare lo scontrino il finanziere risponde lo sappiamo giàabbiamo ricevuto varie telefonate, ma chi ci chiama deve restare dentro il negozio, chiamarci e aspettare che arriviamo, ma nessuno resta dentro ad aspettarci E noi abbiamo risposto: noi abbiamo i nostri impegni e non possiamo restare qui ad aspettare voi, la segnalazione labbiamo fatta, vi diamo le nostre generalità, avete avuto molte segnalazioni, fate come ritenete opportuno scusate, ma il borghese non esiste più? Ci vuole tanto ad andare vestiti in borghese e fregarli così??? questi piglia per il kulo stanno facendo 40.000 euro di fatturato al giorno PULITI!!! E noi come degli imbecilli continuiamo a comprare da loro, mi sono pentita amaramente di aver regalato 9 euro a questi imbecilli, ma chi andava a pensare che sarebbe andata così?? E i finanzieri che non intervengono non è forse mafia questa??? Ma come si pu pretendere di contrastare levasione fiscale, quando levasione è così evidente ma non si interviene prontamente?? E magari se la prendono con il piccolo commerciante che per sbaglio non fa uno scontrino ad un cliente

Sembra un sistema fatto ad’oc per proteggerli quindi,ma non solo…..ci si mettono anche le banche,quelle che negano i prestiti ad imprenditori ed artigiani italiani mandandoli sul lastrico,prestano invece fior di quattrini agli evasori fiscali cinesi! Infatti come descritto su http://sporchibanchieri.wordpress.com/

Cosa si sono sentiti dire ultimamamente la maggior parte dei cittadini, artigiani, commercianti e piccoli o medi imprenditori italiani, recandosi in banca per chiedere un mutuo o un prestito? «Di questi tempi non possiamo erogare mutui come una volta» oppure «Avete un posto di lavoro fisso? Delle garanzie?». E quante di queste persone o imprese si sono viste rifiutare il finanziamento, anche se, per esempio, erano creditrici nei confronti dello Stato? La sfortuna degli italiani, a quanto pare, sarebbe quella di non essere cinesi. Infatti, secondo le indagini della polizia municipale promosse dal Comune di Prato, relative al programma di lotta all’evasione fiscale, negli ultimi anni le banche della zona avrebbero elargito 200milioni di euro a cittadini cinesi in apparenza privi di garanzie o con dichiarazioni dei redditi irrisorie.

Tanto per fare qualche esempio, c’è quello di una donna di nazionalità cinese che ha ricevuto un muto di 250mila euro nel 2006, nonostante avesse dichiarato un reddito di 227 euro nel 2005 e di due o tremila euro negli anni precedenti, senza nemmeno uno straccio di persona a garanzia del prestito, almeno ufficialmente.

In un altro caso il garante c’è, anche lui cinese, ma risulterebbe ancora più povero del mutuatario: a fronte di un muto di 285mila euro, la persona che doveva garantire il tutto ha dichiarato redditi per 1125 euro nel 2011 e settemila euro nel 2010. In un altro esempio il garante con i soldi c’è. Peccato che ad una verifica più approfondita sia scattato l’accertamento per omesso versamento IVA. Nel caso di un’altra cinese a cui avevano concesso un mutuo immobiliare, la polizia municipale ha sequestrato l’immobile perché adibito ad affittacamere abusivo.

Ecco le parole dell’assessore Milone, fra i più agguerriti nel denunciare la vicenda: «Ci chiediamo a quanti artigiani, piccoli imprenditori, commercianti e singoli cittadini le banche attive a Prato hanno negato mutui o piccoli prestiti, nostante i nostri concittadini avessero presentato dichiarazioni dei redditi ben superiori a quelle dei cittadini di nazionalità cinese, ai quali invece sono stati elargiti mutui da circa 200mila euro ciascuno. Faremo segnalazioni anche alla Banca d’Italia per capire se siano state aggirate le norme antiriciclaggio. Quasi tutte le maggiori banche sono coinvolte. Il nostro sospetto è che a copertura dei fidi facili siano arrivati dei soldi di dubbia provenienza».

Uno dei sistemi utilizzato dagli evasori fiscali cinesi per ottenere mutui dalle banche potrebbe essere quello classico di mettere a garanzia dei prestiti soldi non dichiarati al fisco e depositati in cassette di sicurezza della stessa banca.

Chissà perché i famosi organi di controllo sembrano non accorgersi mai delle situazioni poco chiare ed illegali, e vanno spesso e volentieri a guardare il pelo nell’uovo nei cittadini onesti. Senza considerare i controlli inesistenti sui grandi evasori fiscali da parte della Banca d’Italia, che vive un perenne conflitto d’interessi, vedi ad esempio il caso Monti dei Fiaschi di Siena, ci viene spontanea qualche osservazione riguardo alla Guardia di Finanza: perché, almeno apparentemente, non hanno mai controllato (o per lo meno lo hanno fatto chiudendo parecchi occhi) la sfilza di negozi cinesi dai quali sistematicamente non esce mai uno scontrino fiscale? E stiamo parlando di intere vie principali di grandi città, come via Cavour a Roma. Però ai ristoranti italiani controllano anche il numero di tovaglioli tramite gli studi di settore e se non risulta congruo scatta subito l’accertamento.

Come sempre ci sarebbe da chiersi: chi controlla i controllori? Ricordiamoci della parole di Giovanni Sabatini, direttore generale dell’ABI, l’Associazione Bancaria Italiana: «Il nostro sistema di vigilanza è un modello per la vigilanza europea e mondiale. Banca d’Italia ha sempre vigilato con rigore, efficienza e puntualità sul sistema finanziario italiano. E devo dire la tenuta del sistema finanziario in Italia è frutto di questo rigore e di questa vigilanza efficiente ed efficace».
Si, infatti si sono visti i risultati.

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