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Il Mobbing sul lavoro causa patologie psicologiche. Se ne sei vittima ecco cosa puoi fare e a chi rivolgerti

mobbing sul lavoro

Già è difficile trovare un lavoro,a complicare la situazione c’è il mobbing (indurre la vittima all’abbandono del lavoro).Ecco come fare e a chi rivolgersi.

Il lavoro, talvolta può portare realmente a grandi soddisfazioni e gratificazioni personali, eppure, una componente importante nella determinazione di queste caratteristiche positive, è da attribuire in modo particolare all’ambiente lavorativo in cui trascorriamo parte delle nostre giornate per quasi l’intera settimana.

Ma cosa succede se, al contrario, tale ambiente si trasforma nel nostro peggiore incubo, in un luogo ostile che non ci far stare bene? Sono ormai sempre più diffusi, anche nel nostro paese, i tristi casi di mobbing sul posto di lavoro, ma in cosa consiste questa pratica fortemente dannosa per il dipendente?

Il mobbing, può essere definito, in poche parole, come una pratica che si pone come fine ultimo quello di indurre la povera vittima nella condizione di abbandonare il lavoro in modo spontaneo (una volta raggiunto il massimo grado di esasperazione), senza quindi il ricorso per l’azienda ad azioni di licenziamento, talvolta dannose per l’azienda stessa. Tale pratica, può anche consistere in tutta una serie di ritorsioni in seguito a comportamenti adottati dal dipendente e non condivisi dai più, oppure in seguito al rifiuto del dipendente stesso di sottostare a determinate proposte o richieste immorali o illegali.

Quando, allora, insorge questo conflitto che si sposta dal piano puramente professionale a quello personale, si assiste a comportamenti ostili, abusivi e ripetuti nel tempo, traducibili in reiterate umiliazioni, critiche senza alcuna giustificazione di fondo, tentativi di screditare il dipendente attribuendogli mansioni inferiori alla sua formazione, prolungatisi per almeno sei mesi (al di sotto di tale lasso di tempo, tutti questi comportamenti non vengono definiti mobbing).

Ovviamente, le ripercussioni fisiche e psicologiche a spese della vittima, possono essere davvero tante: dalla mancanza o perdita di fiducia in se stesso, che sfocia in patologie psicologiche talvolta anche gravi quali depressione, fino a conseguenze per la salute fisica in seguito a malattie psicosomatiche quali mal di testa, insonnia, nausea.

Ovviamente, il peggioramento indotto delle condizioni psico-fisiche del lavoratore, inducono lo stesso a svolgere, suo malgrado, il lavoro in modo non proprio impeccabile, con conseguenza ulteriori rimproveri ed umiliazioni. Il mobbing, ormai, non ha un “target” specifico di vittime, ma colpisce tutti, indifferentemente dal sesso e può essere messo in atto dai superiori ma anche dagli altri dipendenti della stessa ditta/società. Ma cosa spinge a compiere azioni di mobbing? I motivi possono essere allo stesso tempo tanti e nessuno; in ogni caso, non possono comunque essere giustificati dalle azioni compiute. Generalmente, lo si fa per invidia o, molto semplicemente, perché avere un “capro espiatorio” (che generalmente è il soggetto più debole), può sempre tornare utile.

La vittima, invece, come dovrebbe comportarsi in questi casi?

    • Quando si innescano questi meccanismi, è difficile fidarsi non solo di se stessi ma anche degli altri; se, quindi, il primo consiglio utile è quello di rivolgersi a qualcuno, parente, amico o collega fidato, per parlarne in libertà, la scelta della persona giusta diventa ovviamente difficilissima. Tuttavia, la pazienza in questi casi giocherà a vostro favore. Innanzitutto, iniziate a convincervi del fatto che se succedono azioni dannose per voi, nel 99% dei casi non è colpa vostra. Le azioni di mobbing hanno infatti delle motivazioni spesso infondate e voi, siete solo i soggetti sfortunati sui quali vanno a ritorcersi. Acquisita questa consapevolezza, potrete iniziare la vostra lotta dalla quale potrete uscirne vincitori.
  • Nella maggior parte dei casi, il fatto di rendervi la vita impossibile avrà un unico fine: farvi cedere e chiedere le dimissioni. Compreso ciò, affilate le unghie e stringete i denti: lasciando il posto di lavoro significherà darla vinta al vostro mobber! Potrete allora prendervi del tempo, ad esempio ricorrendo alle ferie ancora a vostra disposizione oppure ad un periodo di malattia. In molti casi, tuttavia, ciò peggiorerà la situazione al vostro ritorno.
  • Cercate di appuntare ogni forma di mobbing a vostro carico, con estrema precisione e, se riuscite, cercate di raccogliere le testimonianze dei vostri colleghi. Raccogliete, inoltre, tutta la documentazione che ritenete possa essere utile a dimostrare i soprusi di cui siete vittime.
  • Se il periodo di mobbing si prolunga, con conseguenze psico-fisiche visibili, allora rivolgetevi ad un medico, che sia in grado di attestare quanto da voi sostenuto.
  • Allo stesso modo, rivolgetevi ad un avvocato, valutando insieme la possibilità di presentare denuncia contro il datore di lavoro o l’azienda presso la quale prestate servizio. In questo caso, bisogna andare coi piedi di piombo e farsi sempre consigliare dagli esperti nel settore.
  • Infine, non pensate di essere le uniche vittime di questa ignobile pratica. Esistono ormai molte associazioni in grado di prestare aiuto e consulenze di ogni tipo sull’argomento.

A chi rivolgersi?

Ovviamente quando si è vittima di mobbing, come in qualunque altro caso di violenza fisica e psicologica, è bene cercare del sostegno in chi di competenza. Nel caso in cui ci si ritrovi a lavorare all’interno di un’azienda di dimensioni ragguardevoli, si può fare riferimento ad un rappresentante sindacale. Al di là di tutti i soggetti interni alla stessa azienda, chi è vittima di mobbing può fare riferimento a tutte le associazioni anti-mobbing, che offrono sostegno. Grazie ad una semplice ricerca su Internet è possibile rintracciarne diverse. Ne segnaliamo qui di seguito alcune:

PRIMA – Associazione Italiana contro MOBBING e Stress Psico-sociale;
AMA – Associazione nazionale anti mobbing;

E’ poi disponibile il sito internet oltreilmobbing.it che riporta una lungo elenco di associazioni contro il mobbing attive su tutto il territorio nazionale.

Fonti: http://comefare.com

nanopress.it

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