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L’Emilia Romagna rifiuta la plasma terapia contro il covid-19. Ecco i motivi

plasma iperimmune covid 19

La plasma terapia adottata in via sperimentale in alcuni ospedali lombardi specie a Mantova e Pavia sta ottenendo ottimi risultati contro il coronavirus.
La terapia consiste nella trasfusione di plasma iperimmune, donato dai pazienti guariti dal Covid-19, e infuso direttamente nelle vene dei pazienti ricoverati.

Un centinaio di pazienti in tutto trattati con il plasma iperimmune, cioè che viene dal sangue di pazienti che sono stati contagiati e sono guariti. La cura funziona. In tutto questo mese non abbiamo avuto decessi fra le persone trattate. Solo pazienti che sono migliorati fino a guarire oppure che si sono stabilizzati. Nessuno si è aggravato. Non è più aneddotica: abbiamo testimonianze e decorsi clinici di tanti pazienti. Abbiamo sottoposto tutto alla comunità scientifica, siamo in attesa di pubblicazione” ha dichiarato il direttore del Carlo Poma di Mantova Giuseppe De Donno al Corriere della Sera.

Leggi anche: Coronavirus: la cura con il plasma dei guariti funziona. Nessun decesso.

Nonostante questa splendida notizia la regione Emilia Romagna ha fatto sapere tramite il sito ufficiale di non voler adottare (almeno per ora) tale terapia, e lo fa attraverso le valutazioni del professor Pierluigi Viale, componente dell’Unità di crisi regionale Covid-19 e direttore dell’unità operativa di Malattie Infettive del Policlinico Sant’Orsola di Bologna.

Il professore spiega cosa ha portato la regione  a scegliere di non utilizzare al momento questa terapia sui pazienti affetti da nuovo Coronavirus ricoverati nelle strutture del sistema sanitario emiliano-romagnolo:
I dati di letteratura sono al momento molto scarsi, quasi aneddotici: si riferiscono infatti a meno di venti pazienti, tutti in fase di malattia avanzata e tutti co-trattati con altri farmaci, per cui è difficile trarre conclusioni definitive – Anche per questa terapia sarebbe necessario mettere in atto uno studio prospettico randomizzato e soprattutto verificarne l’efficacia in fase più precoce di malattia ed in assenza di co-trattamenti“.

Giuseppe de Donno al Corriere ha parlato di 100 pazienti trattati solo al Poma di Mantova, viale dice che sono venti in tutto, a chi credere?

Poi Viale precisa ulteriori perplessità sulla plasma terapia:
Innanzitutto il fatto che non si sappia se gli anticorpi presenti nel siero dei pazienti guariti siano protettivi e per quanto perdurino. Secondariamente, appare azzardato somministrare passivamente anticorpi ad un paziente – specie in una fase di malattia in cui sia possibile utilizzare risorse alternative“.
Un’ulteriore perplessità giunge dall’ipotesi che la somministrazione di plasma contenete anticorpi di un’altra persona possa innescare patologie immuno-mediate”.

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