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I Benetton si piegano a Conte, accettate condizioni umilianti. Quota sotto il 10%, entra lo Stato

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Questa notte il Consiglio dei ministri ha preso delle decisioni in merito alle concessioni di Autostrade per l’Italia e sulla posizione dei Benetton. L’esecutivo ha messo dei paletti che, se violati, comporterebbero la revoca immediata delle concessioni alla famiglia Benetton che verrà comunque estromessa dalla gestione delle autostrade.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha spiegato in dettaglio in un suo post su facebook tutti i dettagli e le condizioni accettate dai Benetton precisando che questa è “l’unica strada per evitare la revoca delle concessioni“. Condizioni umilianti che estrometterebbero i Benetton dalla gestione di Autostrade per l’Italia, ma non revocherebbero (per ora) la concessione, ma avrebbero una minima quota al di sotto del 10%.  Di seguito le sue parole:

Nel Cdm di ieri è stata scritta una pagina inedita della nostra storia. L’interesse pubblico ha avuto il sopravvento rispetto a un grumo ben consolidato di interessi privati. È successo qualcosa di straordinario che dovrebbe essere semplicemente ordinario. Ha vinto lo Stato. Hanno vinto i cittadini. Avremo tariffe più eque e trasparenti, più efficienza, più controlli, più sicurezza. Ha vinto, infine, il rispetto della memoria delle 43 vittime del crollo del Ponte Morandi“.

Ecco le condizioni accettate dai Benetton punto per punto elencate da Conte:

A) L’estromissione della famiglia Benetton.
I Benetton hanno accettato di cedere la loro partecipazione in Aspi e quindi la gestione della infrastruttura (attraverso due percorsi societari alternativi);

B) Autostrade per l’Italia (Aspi) diventa una public company.
E comunque avrà un socio pubblico di riferimento e sarà aperta a nuovi investitori istituzionali;

C) Risarcimento Danni.
Hanno accettato di corrispondere un cospicuo risarcimento danni (3,4 miliardi);

D) Disciplina dell’inadempimento.
Hanno rinunciato alla clausola di assoluto privilegio che gli attribuiva il diritto di ottenere i mancati guadagni per tutta la durata della concessione (circa 23 miliardi) pur in caso di scioglimento del contratto per gravissimo inadempimento (come nel caso del crollo del Ponte Morandi);

E) Nessuno spazio a negligenza, incuria e manutenzione approssimativa.
Anzi, maggiori investimenti in manutenzione e sicurezza. La sicurezza dei cittadini non è revocabile. Puntiamo ad un rafforzamento del sistema dei controlli e all’aumento delle sanzioni anche in caso di lievi violazioni. Nessuno resterà impunito;

F) Tutela del lavoro.
La partita su Aspi non poteva essere giocata sulla pelle di famiglie. L’intervento dello Stato tutela i posti di lavoro e in una prospettiva di lungo periodo offre anzi una visione occupazionale di ampia portata;

G) Moderazione del sistema tariffario.
Nostri i pedaggi, loro i profitti? Non più. Hanno accettato di riformulare il piano tariffario secondo le nuove indicazioni dell’autorità regolatoria (ART) e hanno accettato di riportare in equilibrio economico e giuridico la convenzione che appariva totalmente squilibrata a favore di Aspi, cosa questa che è all’origine delle difficoltà di questo negoziato;

H) Hanno accettato di rinunciare e abbandonare tutte le cause contro il concedente.

Conte conclude spiegando che tutti i risultati elencati dovranno essere tradotti “nei prossimi giorni in un accordo chiaro e trasparente. Questa è l’unica strada che potrà impedire la revoca della concessione”, conclude il presidente del Consiglio.

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