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Oltre 1500 farmaci rimborsabili a rischio. Ecco quali saranno a totale carico dell’ assistito e perchè

1500 farmaci rimborsabili a rischio

Si chiama:”Aste per farmaci terapeutici equivalenti”,ed è la nuova idea delle regioni che metterebbe a rischio ben 1500 farmaci rimborsabili, innovativi e per malati cronici.I dettagli.

Le Regioni (dirette dall’ alto ovviamente) avanzano una proposta tenere sotto controllo la spesa sanitaria : “Aste per farmaci terapeutici equivalenti”. Tradotto in poche parole vuol dire :  tra farmaci della stessa categoria ti rimborso solo quello con il prezzo più basso.

Si tratta infatti di un’asta dove i tecnici definiranno, per ogni categoria di farmaci, quello di livello più basso e quindi quello che sarà immesso nel mercato ad un prezzo più basso.

[banner]Per ogni categoria terapeutica esistono diversi farmaci, e tra questi rimarrebbe rimborsabile solo il prodotto con il prezzo più basso (quello che i tecnici definiscono  di livello più basso), mentre tutti gli altri resterebbero a carico totale dell’assistito.
Con questa trovata, è evidente che verrà rimborsato solo il farmaco con qualità ed efficienza minore, e se esso non basta a risolvere il nostro problema, bisogna pagare.

Ecco alcuni esempi riportati da liberoquotidiano.it :

<<Per fare un esempio, un primo livello di classificazione è quello dei farmaci per il sistema nervoso centrale. A un secondo livello, il cerchio si può restringere agli psicoanalettici, al terzo gli antidepressivi e al quarto (quello dove scatta la selezione), troviamo gli “inibitori della sierotonina”. Che raggruppano la bellezza di 38 medicinali e 7 diverse molecole, che corrispondono a prodotti come il Cipraxel, l’Entact, il Tralisen e molti altri. Ebbene, di questi 38, se passasse la proposta delle Regioni, solo uno sarebbe mutuabile: il meno costoso. Passando agli antibiotici, scrive sempre La Stampa, tra le cefalosporine uno solo tra Augmentin, Tazocin e Gazimidin resterebbe nel paradiso della rimborsabilità.>>
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Come riferisce  lastampa.it :

<<La stretta è stata messa nero su bianco anche dall’Aifa, l’Agenzia pubblica del farmaco, che con una determina del 31 marzo scorso ha fissato i criteri per mettere all’asta i medicinali. Salvo poi sospendere tutto per 90 giorni con un altro provvedimento della scorsa settimana. Un dietro-front momentaneo, deciso tenendo conto «delle possibili criticità avanzate ai vertici dell’Agenzia da più parti». Da qui la necessità «di avviare un approfondimento», si legge nella nuova determina. Ma le regioni non sono intenzionate a rinunciare a un’arma che potrebbe rimettere a posto i conti della farmaceutica. >>

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