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Ti assumono e ti fanno firmare le dimissioni in bianco nello stesso momento.Ecco il ricatto di molti datori di lavoro ai lavoratori

dimissioni

Prima ti assumono e ti fanno firmare un contratto magari a tempo indeterminato, poi “con la stessa penna” ti costringono a firmare anche un modulo di dimissioni “in bianco”, dove il datore di lavoro inserirà successivamente la data e i motivi di tali dimissioni, quando deciderà di “sbattere per strada” il lavoratore, facendo figurare il tutto come licenziamento volontario, privandolo inoltre del diritto di alcuna forma di sussidio di disoccupazione.

Prima si firma la lettera di assunzione e, pochi minuti dopo, quella di dimissioni. Così quando i contributi sono finiti, o serve un taglio del personale, il datore è libero di licenziare chi vuole. [banner]Arrivati a questo punto,un eventuale contratto a tempo indeterminato (tanto sbandierato da Renzi che non smette mai di ripetere che tali contratti sono in aumento), non serve assolutamente a nulla.Clicca su MI PIACE per seguirci su Facebook
Questo è un ricatto datore-lavoratore molto comune in Italia, una prassi illegale che coinvolge in percentuale il 60% delle lavoratrici donne e il 40% dei lavoratori. Non riguarda solo la manodopera operaia, tessile e artigiana, ma si estende anche al personale impiegatizio di piccole e medie aziende. Accade nei cantieri, nei negozi, nei centri commerciali, nelle botteghe artigiane, nelle imprese. Nelle aziende in crisi ma anche in quelle sane. Dove ci sono 10 dipendenti, ma anche 50. Al Sud e al Nord. Si chiamano “dimissioni in bianco” e  sono una delle piaghe più sommerse e invisibili del mercato del lavoro in Italia, la clausola nascosta del 15% dei contratti a tempo indeterminato, un ricatto che colpisce due milioni di dipendenti, in gran parte donne. Si annida dappertutto il fenomeno delle dimissioni in bianco,  rappresenta oltre il 10% di tutte le controversie di lavoro dei patronati Acli, il 5% delle vertenze degli uffici Cisl, spunta come una gramigna cattiva da ogni interstizio produttivo,  tra le commesse dei negozi di lusso come tra gli impiegati delle agenzie di servizi, nell’edilizia senza regole che cementifica le nuove periferie, ma anche nelle botteghe artigiane  dell’orgoglio made in Italy. Ma in quale caso i datori di lavoro senza scrupoli adottano maggiormente questa macabra strategia di ricatto? Per approfittare dei benefici della legge 407 del 1990, che permette ai datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato di non pagare per 3 anni i contributi al  neo-dipendente che viene coperto direttamente dall’Inps”. Passati quei mille giorni la lettera salta fuori, e il lavoratore diventa carta straccia, avanti il prossimo per poter “rubare” i benefici di legge. Purtroppo nell’80% dei casi,come spesso accade in Italia,questo resta un reato impunito e taciuto. Come si fa a ricattare così un lavoratore, ma soprattutto una lavoratrice, (le donne spesso vengono “dimissionate” non appena tornano dalla maternità) con una distorsione delle regole tanto evidente? E’ tanto difficile per il governo rendere impossibili le dimissioni in bianco, magari approvando l’obbligo di compilarle esclusivamente online? Riferimento: http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2012/01/19/news/assunti_con_le_dimissioni_in_tasca_cos-28430423/]]>

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