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Di Maio: “su app Immuni per tracciare i contagi polemiche infondate”. Ecco perchè

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Intervenendo a Sky TG24  il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che ha commentato le polemiche sull’app Immuni e sul fatto che violi la privacy dei cittadini italiani.

Il governo ha scelto “Immuni” come app per il tracciamento dei casi di Coronavirus. La app è stata progettata da Bending Spoons, eccellenza italiana nel campo dello sviluppo di app per iOS. Tuttavia, prima che sia resa disponibile, potrebbe passare ancora qualche altra settimana. Immuni presenta sostanzialmente due funzioni: la prima è un sistema di tracciamento dei contatti che sfrutta la tecnologia Bluetooth. La seconda è una sorta di diario personale da aggiornare.

Immuni non è obbligatoria, ma il suo funzionamento avverrà su base volontaria. L’app sarà in grado di rilevare la posizione dell’individuo, di determinare la distanza di quest’ultimo da altri individui (ovviamente anch’essi gelocalizzati tramite smartphone), e di segnalare se si sta entrando in contatto con un positivo.
Dopo l’annuncio dell’uscita di Immuni si sono sollevate polemiche sia da parte dell’opposizione, sia da parte di molti cittadini che temono di vedersi violata la loro privacy. A tali polemiche ha risposto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio in un intervento per Sky TG24. Queste le sue parole.

Prima di tutto è un’app fatta dal governo, non è nelle mani di un cloud o di una azienda privata, non è obbligatoria e non prevede restrizioni per chi non la usa. Serve a permettere ad un cittadino di avere una segnalazione nel caso in cui stia per entrare a contatto con un positivo. Non è, quindi, obbligatoria e non ci saranno penalità per chi non la usa.

Mi permetta, però, di dire una cosa: in questo Paese ci facciamo geolocalizzare anche quando dobbiamo ordinare una pizza o un panino con un’App, ci facciamo geolocalizzare da tutti i social del mondo che sanno tutto su di noi, gli diamo tutte le autorizzazioni, facciamo un’App che è facoltativa e non prevede penali per chi non la usa e scoppia la polemica sulla privacy. E dove scoppia? Su quei social a cui hai dato l’autorizzazione a trattare tutti i dati personali. Lo dico con ironia perché è un po’ particolare e singolare questo dibattito“.

Beh, il discorso del ministro degli Esteri sembra “non fare una piega”. Ci si lamenta della violazione della privacy da parte di un’app, tra l’altro non obbligatoria (proprio come i social network) che serve a metterci in guardia ed avvertirci nel caso in cui ci stessimo avvicinando ad una persona positiva al coronavirus, in modo tale da evitare che possa contagiarci.

Dall’ altra parte si tralascia il fatto che in pratica la nostra privacy viene violata ogni singolo momento in cui accediamo ad un social network, acquistiamo un prodotto online oppure semplicemente andiamo in giro con la geolocalizzazione attiva sul nostro smartphone. Il nostro smartphone da anni traccia ogni nostro movimento!

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