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Crisanti: perchè i giovani manderanno all’aria tutti i sacrifici del lockdown

crisanti coronavirus

Il microbiologo Andrea Crisanti, capo del laboratorio di virologia dell’ospedale di Padova, in una intervista a Repubblica dichiara: “Siamo arrivati alla Fase 2 impreparati. I giovani non hanno capito la gravità della situazione. Stiamo dando al virus l’opportunità di trasmettersi”.

Secondo il microbiologo però la colpa non sarebbe dei giovani ma delle istituzioni per aver veicolato messaggi ambigui e incoerenti che i ragazzi effettivamente hanno preso alla leggera visto gli aperitivi e le movide degli ultimi giorni. Messaggi ambigui anche per quanto riguarda l’utilizzo dei dispositivi di protezione e il distanziamento sociale, che secondo il microbiologo dovrebbe essere uguale in tutti i contesti semplicemente perchè il virus che si vuole combattere è sempre lo stesso.

Secondo Crisanti i giovani potrebbero mandare all’aria in poco tempo i sacrifici fatti da tutti nel lockdown, anche perchè l’errore del governo è stato quello di “rivolgersi nel chiedere “cautela soprattutto agli anziani e ai soggetti deboli, dimenticandoci però che sono i giovani che si infettano più facilmente”.
Crisanti ha parlato anche dell’utilità delle mascherine e di come i giovani le sottovalutino e perchè lo fanno:

Le mascherine servirebbero se le indossassimo tutti, cosa che non mi pare che accada. Comunque non è vero che ci sono ovunque, mi arrivano segnalazioni che, in alcune zone d’Italia, ancora non si trovano”. “Se il governo ritiene che le mascherine servano le deve fornire a tutti . Se invece non ha scorte sufficienti, deve ammettere con chiarezza come stanno le cose.

Anche sulle mascherine i messaggi sono stati ambigui: all’inizio hanno detto che servivano quelle certificate, poi andavano bene non certificate, ora invece dicono che si possono usare quelle fatte in casa. In questo modo induci i giovani a sottovalutare, a ritenere che qualcuno li stia prendendo in giro. Lo stesso si può dire con le distanze sociali: sulla spiaggia tre metri, nei ristoranti uno… dov’è l’elemento razionale?

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