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Covid19. Borrelli: “se il virus riparte pronti a inasprimento misure di contenimento”

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La fine del lockdown potrebbe essere solo temporanea se i dati sulla diffusione del coronavirus dovessero peggiorare nelle prossime settimane. Risultati attendibili si avranno solo 15 giorni dopo l’inizio della fase 2, che è il tempo di incubazione del coronavirus, dopo il quale si cominciano a manifestere i sintomi.

Il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli ha risposto così in Commissione Affari Costituzionali a chi gli chiedeva quali potessero essere gli sviluppi della Fase 2:
C’è in corso un attento monitoraggio. Ed è previsto un inasprimento delle misure di contenimento in caso di fenomeni che dovessero rimarcare la ripartenza del virus – misure che con i giusti comportamenti, tutti ci auguriamo che vengano limitate al massimo e annullate“.

Questa è stata un’emergenza diversa dalle solite, mai vista nel nostro Paese – precisa Borrelli – che ha richiesto una collaborazione dei diversi ambiti istituzionali, nell’assunzione di responsabilità fino al più alto livello governativo. Il sistema di Protezione civile ha funzionato bene, è stato diverso il rapporto nell’adozione delle misure concrete, che esorbitano anche gli ambiti di competenza della stessa Protezione.

C’è bisogno, per il futuro, di una maggiore disponibilità di risorse umane nel sistema della Protezione civile oltre alla possibilità di snellire alcune procedure, come il governo in parte ha fatto. Io stesso ho vissuto situazioni di difficoltà, specie nella prima fase dell’emergenza coronavirus quando era complicato trovare risposte e interlocutori per la fornitura di quello che serviva in termini di dispositivi di protezione individuale“.

Per quel che riguarda le mascherine, Borrelli ha precisato: «Su 52 contratti per la fornitura di 354 milioni di mascherine, il Dipartimento della Protezione Civile ne ha annullati 13 per un totale di 37 milioni di dispositivi», sottolineando che fin dall’inizio dell’emergenza sono state riscontrare «notevoli difficoltà» per reperire i dispositivi. Da un lato, affermato Borrelli, «è mancata una produzione nazionale», dall’altro, «la situazione dell’epidemia nel mondo ha bloccato la possibilità per i paesi maggiormente produttori (India, Turchia, Cina in un primo momento, Russia, Romania) di esportare tali prodotti. A questo va aggiunta «l’improvvisa chiusura del traffico aereo internazionale».

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