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Covid-19 in Germania. Tantissimi contagi e pochissimi morti, ecco cosa c’è dietro

covid19 in Germania

La Germania è il quarto Paese al mondo per numero di contagi dopo Stati Uniti, Italia e Spagna, ma è il decimo paese per quanto riguarda i morti. Un paradosso che vede in una delle nazioni più contagiate al mondo un tasso di letalità bassissimo, pari  all’1,4%, contro il 12% dell’Italia, circa il 10% di Spagna, Francia e Gran Bretagna, il 4% della Cina. Perfino in Corea del Sud, che per molti è il modello da seguire, il tasso di mortalità (1,7%) è più alto. Come è possibile questa enorme differenza?

La principale differenza sta nei dati che i tedeschi forniscono riguardo i decessi. Vengono comunicati solo i morti PER coronavirus e escludendo quelli CON coronavirus. Per citare un esempio, chi muore di infarto, anche se affetto da Coronavirus, non viene conteggiato nel computo delle vittime del Covid-19, come sostenuto al Tg3 da Giuliano Rizzardini, direttore/responsabile Malattie Infettive 1 all’Ospedale Luigi Sacco di Milano.

In Italia come in altri pesi è ben diverso. Le morti PER e CON coronavirus vengono tutte conteggiate in un unico calderone (come specificato più volte da Borrelli in alcune conferenze stampa), facendo schizzare il tasso di letalità della malattia al 12%. Ma in realtà quanti italiani sono morti SOLO ED ESCLUSIVAMENTE a causa del coronavirus? Sono di più o di meno rispetto ai morti in Germania?

Ma ci sono altri motivi per cui il tasso di mortalità per covid-19 in Germania risulta essere bassissimo.
Come riportato dal Corriere, secondo il  il direttore del Koch Institut  Lothar Wieler, una delle ragioni è che quando le autopsie si fanno dopo diversi giorni, il che accade spesso a causa dell’intasamento, non ci sono più tracce di Covid-19. C’è anche da ricordare anche che nelle prime settimane della crisi, i test post mortem di Covid-19 non venivano effettuati per nulla in Germania.

Un’altra spiegazione risiede nel fatto che l’età media dei contagiati in Germania è molto più bassa rispetto agli altri paesi: 49 anni contro i 62 di Italia e Francia. E’ ovvio che i giovani hanno più opportunità di sopravvivere rispetto agli anziani.

Infine la Germania è la nazione che fa più test di tutti, attualmente viaggia al ritmo di quasi 400 mila test la settimana. Un alto numero di test abbassa automaticamente il tasso di mortalità statistico perchè permette di identificare e isolare i positivi, compresi gli asintomatici, evitando il diffondersi del contagio, come spiega il Christian Drosten, capo virologo di Charité, il cui team ha sviluppato il primo test.

Già da febbraio, infatti, in Germania si è attrezzata affinché molti laboratori del Paese potessero effettuare analizzare una grande quantità di campioni. Questo permette di muoversi per tempo, individuando e curando in ospedale anche chi non è ancora in gravi condizioni. Se la diagnosi è tempestiva, il paziente può essere trattato per tempo, prima che la situazione peggiori. E questo aumenta le possibilità di sopravvivere.

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