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Coronavirus. Aiuti europei: più della metà vanno alla Germania

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1.800 miliardi di aiuti sono stati autorizzzati dall’Europa. Cifra che si totatalizza sommando sussidi, prestiti e garanzie agli Stati membri. L’intera cifra è così ripartita:

con oltre 930 miliardi di euro messi finora in campo come disponibilità, la Germania assorbe il 55% dei 1.800 miliardi di euro da parte degli Stati come misure anti-crisi, di sostegno alla liquidità delle imprese e di salvataggio dei settori strategici in crisi.
Dopo la Germania, “la Francia – spiega un portavoce della Commissione contattato da La Stampa – ha notificato misure che rappresentano circa il 20% dell’ ammontare totale, l’Italia il 10%, il governo britannico il 5% e quello belga il 3%”

Ma perchè l’Italia solo il 10%? La Commissione europea, leggendo le carte e ciò che è scritto nero su bianco, ha ridimensionato le misure dettate del governo Conte per salvare le imprese italiane, abbassando da 400 a 200 miliardi la cifra ufficialmente deliberata nel decreto liquidità. Perchè è accaduto ciò?

Di seguito riportiamo una piccola metafora che propone il quotidiano “La Stampa” che rende molto bene il concetto: “I Paesi con i granai pieni potranno pompare nell’economia più denaro di quelli indebitati”. Per farla breve i paesi settentrionali avranno più risorse per ricapitalizzare imprese e settori strategici in crisi in seguito alla pandemia di coronavirus, lasciando indietro quelli più deboli e indebitati come l’Italia.

Dato lo scarso spazio di manovra il governo italiano si vedrà costretto a fare una selezione capillare delle aziende più produttive e sostenerle, lasciandone indietro altre. In pratica l’Italia, è il paese più colpito economicamente dalla pandemia, calcola e notifica misure per 400 miliardi, la Commissione ne riconosce solo 200 e si vede costretta a selezionare quali aziende lasciar morire e quali portare avanti. Siamo alla follia europea!

Per l’Italia, così come per altri paesi deboli, l’unica speranza che resta di un intervento massiccio e incondizionato sarà l’attivazione del Recovery Fund comunitario, il quale però è stato dilazionato da Berlino al 2021.
Impossibile negarlo, se in tempi come questi l’Unione Europea non esiste, allora non esisterà mai.

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