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ASSURDO! Ecco come l’ ISTAT calcola la disoccupazione. Ma ci prendono in giro?

istat calcola la disoccupazione

Quando capirai come l’ Istat calcola la disoccupazione e l’occupazione ti renderai conto di come ci “addolciscono” notevolmente i dati. Ecco perchè.

Lavori occasionalmente, magari con voucher e a chiamata, anche solo pochissime ore ogni mese? Per l’Istat non rientri fra i disoccupati. A spiegarlo è l’istituto stesso, tramite il suo account twitter, in risposta ad un utente in cerca di delucidazioni a riguardo.

“Vorrei sapere come effettuate le statistiche io lavoro con un voucher da 8 ore al mese cosa sono occupato o disoccupato?”, chiede Claudio Pellegrini. “E’ considerato occupato se nella settimana di riferimento dell’indagine ha lavorato almeno un’ora, cfr Glossario”, replica l’Istat. “Allora uno come me rientra negli occupati con un voucher da 8 ore al mese ma vi rendete conto che sono dati fuori dalla realtà?” è l’amara contro-replica dell’utente.

disoccupazione calcolata dall' Istat

 

La risposta che l’ istituto ha dato all’ utente trova conferma nel  Glossario Istat alla voce “occupato”, che presenta una definizione un po’ vaga, che potenzialmente potrebbe  includere anche chi occupato proprio non è.

“La persona di 15 anni e più che all’indagine sulle forze di lavoro dichiara:
– di possedere un’occupazione, anche se nel periodo di riferimento non ha svolto attività lavorativa (occupato dichiarato);
– di essere in una condizione diversa da occupato, ma di aver effettuato ore di lavoro nel periodo di riferimento (altra persona con attività lavorativa)”

 

In base a ciò che è stato sopra descritto, è ormai evidente che i dati sulla disoccupazione forniti dall’ ISTAT si discostano notevolmente dalla realtà, visto che vengono escluse dal calcolo dei disoccupati persone che lavorano anche per una sola ora a settimana.
Visto e considerato che i dati che ci forniscono sulla disoccupazione sono già di per se allarmanti (11,7% e intorno al 40 % quella giovanile), nonostante vi sia questo arrotondamento per difetto, se si vanno ad aggiungere a tali dati anche le persone che lavorano con i voucher a chiamata da 1 ora a settimana in poi (che dovrebbero essere considerati disoccupati), a che soglia arriveremmo?
E’ ormai chiaro che ci “addolciscono” notevolmente  la “pillola“.

Riferimento: www.ilprimatonazionale.it

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